Filosofia, poesia, note Gio Evan in Abruzzo col suo InfinitiTour

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA. «Non è quello che ci siamo dati a mancarmi, ma quello che avremmo dovuto darci ancora». Con questo verso ormai noto a tutti, didascalia di una foto di intimità perduta,...
SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA. «Non è quello che ci siamo dati a mancarmi, ma quello che avremmo dovuto darci ancora». Con questo verso ormai noto a tutti, didascalia di una foto di intimità perduta, Elisa Isoardi ha dato il suo poetico benservito a Matteo Salvini anche via social e, beffa del destino, in un baleno anche la notorietà di massa all’autore, uomo schivo e solitario, quel Gio Evan dall’aspetto singolare che fino a qualche settimana fa conoscevano per lo più gli amanti di filosofie new age, di una poesia e di un cantautorato di nicchia con i frequentatori più raffinati del web e che ora imperversa con i suoi monologhi sapienti e arguti nei programmi di punta delle maggiori reti televisive.
Gio Evan, pseudonimo di Giovanni Giancaspro (Molfetta, 21 aprile 1988), si esibirà questa sera al Dejavù di Sant’Egidio alla Vibrata (via Vittorio Veneto, ore 21.30 ingresso gratuito) per una tappa del suo InfiniTour. Dopo aver vissuto con gli sciamani, viaggiato in bicicletta per 8 anni, digiunato per 30 giorni, d camminato per oltre 3000 chilometri e pedalato per oltre novemila, Gio decide di tornare in Italia per dedicarsi all’arte. Poesia, performance, graffiti, comicità e musica. Il suo quarto libro, per Fabbri Editori, è “Capita a volte che ti penso sempre”. Ha esordito in questo 2018 nel mondo della musica con l’album “Biglietto di solo ritorno”, prodotto da MArteLabel/Giallo Ocra, registrando più di un milione di ascolti su Spotify con il singolo “A piedi il mondo”. E da qualche settimana è in radio “Joseph Beuys” – l’artista della natura che in Abruzzo, nei boschi di Bolognano, trovò ispirazione e lasciò segni importanti – il titolo del nuovo singolo estratto da “Biglietto di solo ritorno”, lavoro che, racconta l’artista, «non è indie, non è pop, non è rock, non è rap, sappiamo soltanto cosa non abbiamo fatto. Sappiamo che si balla, sappiamo che è un disco che permette gli accendini alzati, un disco che se ami puoi dedicare, un disco che se sei arrabbiato lo puoi alzare al massimo in camera, un disco che se viaggi lo puoi benissimo lasciar scorrere. È un disco che si presta a tutto, un po' come Evan"». Dopo iniziazioni sciamaniche e attivazioni al mondo vibrazionale e terapeutico ( in Argentina viene battezzato come “Gio Evan” da un Hopi) questo rtista poliedrico, scrittore e poeta, filosofo, umorista, performer, cantautore e artista di strada si avvicina al surrealismo (da lui definito «sopra al reale»), al nonsense, al gioco sacro, alla parola-terapia e al lavoro sull’anima tramite le potenze dell'arte. Nel 2008 scrive in India il suo primo libro “Il florilegio passato”, narrando dei suoi viaggi, senza soldi né scarpe. Nel 2012 e 2013 fonda “Le scarpe del vento”, progetto musicale dove scrive, canta e suona la chitarra. Pubblica indipendentemente il suo primo disco “Cranioterapia”. Nel 2015 scrive e dirige "Oh issa - Salvo per un cielo”; opera che narra di un’Apocalisse e dei pochi superstiti. Nello stesso anno esce il suo terzo libro “Teorema di un salto, ragionatissime poesie metafisiche”.
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