Fiorello dà spettacolo e infiamma la platea dei Premi Flaiano

Pescara, lo show man conquista tutti con le sue gag Tante stelle sfilano sul palco della 50esima edizione
Un Fiorello mattatore, fantastico improvvisatore e showman di altra categoria ha regalato ai Premi Flaiano un finale travolgente. È stata un’edizione specialissima quella che si è chiusa ieri sera con una sontuosa cerimonia al Teatro monumento D’Annunzio.
A spegnere la 50esima candelina del festival pescarese c’erano proprio tutti: attori, registi, giornalisti e personaggi della tv, tutti “onoratissimi” di ritirare il prestigioso Pegaso d’Oro e di onorare la memoria del grande Ennio.
Ad aprire la serata la presidente Carla Tiboni, che ha ricordato la scomparsa, nel 1972, dello scrittore pescarese, sulle note di un altro grande Ennio, il musicista Morricone. E con le parole del padre, Edoardo Tiboni, creatore della rassegna: «Nasce un grande premio, più grande dello Strega». Dopo una cavalcata attraverso i premiati alla carriera dei primi cinquant’anni, la serata è entrata nel vivo, condotta con sicurezza da Martina Riva. La prima a salire sul palco è Virginia Raffaele, premiata per lo spettacolo teatrale Samusà. «Ho nostalgia per il mondo del luna park, del LunEur», spiega l’attrice, «un mondo che non c’è più e che ho cercato di evocare nello spettacolo, attraverso i personaggi a cui ho dato vita con il corpo e con la voce». Samusà, nel gergo dei giostrai significa “fai silenzio”. E proprio ai giostrai del mondo, Virginia dedica il premio. Poi, guardando i tanti vip in platea, saluta Helen Mirren, con cui «ho in comune una cosa: Checco Zalone. Quanto è strana la vita», scherza.
Dopo Filippo Dini, premiato per la regia teatrale di Il crogiuolo di Arthur Miller, ritira il premio l’attrice Lucia Mascino per lo spettacolo Ghiaccio, diretto proprio da Filippo Dini. «Il mio primo premio per il teatro», confessa Mascino, che dedica il premio all’attrice Piera Degli Esposti e al padre. A Graziano Piazza va invece il premio per la miglior interpretazione maschile per Edipo Re, di Sofocle. Piazza racconta di aver recitato «da cieco», con lenti completamente coprenti, per essere ancora più credibile nella parte di Tiresia. Ultimo premiato per la sezione teatro è Red Canzian, per Casanova Operapop. «Un kolossal a conduzione familiare», rivela Red, «visto che ha partecipato tutta la mia famiglia».
Botta e risposta tra giornalisti: è la reporter Gabriella Simoni a introdurre l’anchorwoman Mediaset Cesara Buonamici, premio speciale alla carriera nella sezione “Giornalismo”, consegnato dal direttore del Centro Piero Anchino.
A Olivia Magnani, nipote della grande Anna, viene consegnato il premio speciale alla memoria della grande attrice romana. Emozionatissima, Olivia, anche lei attrice, ricorda la nonna che «si considerava non attrice, ma artista. Era anticonformista, moderna e contemporanea e i suoi film dovrebbero essere studiati nelle scuole, perché parlano di dignità e di emancipazione».
«Il Canada è come l’Abruzzo, ma un po’ più grande». Così Ennio Flaiano spiegava il suo amore per quella terra che poi raccontò, insieme al regista Andrea Andermann, in una docuserie trasmessa dalla Rai. Una serie che Andermann ha riproposto, mezzo secolo dopo, nel lungometraggio Oceano Canada, per cui vince ora il premio speciale alla regia.
Alla Stranezza è andato invece il premio per la migliore sceneggiatura, scritta da Roberto Andò, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, che ritira il premio, ricordando che per gli sceneggiatori «Flaiano rappresenta una guida, un libro di testo».
Un caldo e sincero applauso accoglie l’attrice di casa, una emozionata Sara Serraiocco, premiata per la seconda volta (dopo il film Salvo nel 2013) come miglior attrice, questa volta per Il primo giorno della mia vita. «Sono più emozionata di allora», dice, «e felice di poterlo ricevere nella mia città e con la mia famiglia», visibile in platea. Miglior interprete maschile, per il film di Marco Bellocchio Esterno notte, è Fabrizio Gifuni. «Bisogna coltivare la memoria storica, riproporre la storia di Aldo Moro è un esercizio di memoria utile. Le sue lettere dovrebbero diventare testi didattici», dice l’attore, ringraziando Bellocchio, «uno dei più grandi registi europei e forse mondiali, e una persona straordinaria». Bellocchio raggiunge Gifuni sul palco per ritirare il premio alla regia, accolto da uno scroscio lunghissimo di applausi. «Non vi siete ancora annoiati», scherza con il pubblico il regista. «Gifuni», confessa Bellocchio, «è stato una scelta naturale. L’avevo già ammirato come Aldo Moro a teatro e lui è stato eccezionale».
L’ultimo premio del cinema è quello alla carriera, assegnato a Taylor Hackford, regista di tanti, preziosi film rimasti nel cuore di tanti di noi, come Ufficiale e gentiluomo, L’ultima eclissi, L’avvocato del diavolo, Ray. Ringraziando i registi italiani, da Pasolini, a Fellini e Rossellini, Hackford racconta: «Quando ho visto Roma città aperta e ho visto lo sguardo di sfida di Anna Magnani, mi sono innamorato del cinema e ne ho capito il vero significato. La sua corsa dietro la camionetta dei nazisti è stata illuminante, non avevo mai visto niente del genere. Rossellini ha rappresentato la resurrezione della società libera in Italia, così il cinema è parte essenziale degli italiani. Dedico il premio ai cineasti italiani e alla più grande delle attrici mai esistite, Anna Magnani. Lei è una lezione di storia del cinema, c’è solo da imparare da lei».
A Riccardo Milani, direttore artistico dei Premi Flaiano, Carla Tiboni ha poi voluto consegnare, a sorpresa, il Pegaso d’Oro, onorandolo per l’eccezionale lavoro svolto, per il sesto anno, nell’organizzare la rassegna. Proprio Milani consegna poi il Pegaso d’Oro Opera prima a Marta Savino per il film Prima donna, sulla storia vera di Franca Viola, la prima ad aver rifiutato il matrimonio riparatore in Sicilia.
Finita la sezione cinema, spazio sul palco a Lilli Gruber, giornalista, scrittrice, prima donna in Italia a condurre un tg, nel 1987: a lei va il Pegaso d’Oro alla carriera, sezione giornalismo. Una brava anchorwoman, spiega Lilli, «deve raccontare i fatti, come fa qualunque buon giornalista. Le regole sono le stesse, far capire di cosa si sta parlando». «Come è cambiato il ruolo del giornalismo in 40 anni? Il mestiere non cambia, è cambiato l’intreccio tossico tra politica e informazione. I cittadini avrebbero diritto, in una democrazia, a una buona informazione...» A consegnarle il premio le giornaliste Maria Cuffaro e Gabriella Simoni. «Torna sul campo», il loro l’invito alla reporter altoatesina.
Miglior interprete maschile televisivo è Alessandro Preziosi per La vita bugiarda degli adulti, tratto dal romanzo di Elena Ferrante. Anche per lui è il secondo Flaiano, il primo nel 2014, per il film Per amore del mio popolo, in cui l’attore interpretava Don Peppe Diana, che Preziosi ringrazia, insieme alla sua città, Napoli, «che osservo anche attraverso la letteratura, e tra l’osservato e l’osservatore scatta sempre un rapporto speciale d’amore». Un ringraziamento va anche al regista Edoardo De Angelis, «mio mentore». Luisa Ranieri è invece la miglior interprete femminile per Lolita Lobosco. «Una donna moderna, che ha fatto una scelta differente rispetto a un marito e ai figli», commenta l’attrice. «Mi piaceva che fosse tanto sfaccettato, come personaggio». Un’idea, quella della serie, nata in famiglia, dal marito Luca Zingaretti, rivela Ranieri.
Ancora una storia del Sud è quella raccontata da Mare fuori, eccezionale successo Rai premiato per la migliore sceneggiatura: a ritirare il Pegaso d’Oro, Cristiana Farina e Maurizio Careddu. «Dal fallimento si può imparare, se si è giovani come sono quelli dell’Ipm di Napoli», dichiarano, «dalle crepe hanno tirato fuori la luce». Il premio è dedicato a Napoli, «che rappresenta la redenzione», e agli sceneggiatori in lotta per i diritti della categoria.
La serie Netflix La legge di Lidia Poet, invece, porta a casa il premio per la miglior regia televisiva, a Letizia Lamartire e Matteo Rovere, ieri sera sul palco. Un premio, tra l’altro, anche un po’ abruzzese, visto che la serie è stata ideata anche dal giuliese Davide Orsini.
Ironica, tosta e sui generis l’ispettore interpretato da Paola Cortellesi in Petra 2, serie tratta dai romanzi di Alicia Gimenez Bartlett. «Lei non scimmiotta lo stereotipo del maschio», spiega l’attrice nel ritirare il premio, che dedica a Enrico Vaime, «mio mentore». Per lei è il terzo Pegaso. Proprio Paola invita sul palco Fiorello. «Avevo appena preso un premio per un ruolo credibile, poi arriva lui e rovina tutto», ride l’attrice, dopo la clip in cui recita lo “sciaghi, sciaghi, sciaghi”, tormentone dello show VivaRai2!!, premiato miglior programma tv dell’anno. Fiorello, mattatore sul palco scherza con Cortellesi, «metterò sul curriculum che ti ho premiato» e poi con Taylor Hackford, ricordando «quando ho fatto il provino per Ufficiale e gentiluomo con Richard Gere e tu guardavi me e poi lui, senza sapere chi prendere». «Anche lui dovrà andare in bagno, ha più di sessant’anni...», ha continuato lo show man, «voglio sapere quante volte fa pipì», mentre Helen Mirren, moglie del regista statunitense, mostrava una bottiglietta di acqua minerale. Fiorello è incontenibile, prende per mano Hackford e lo porta a “fare pipì” contro la ringhiera del palco del D’Annunzio, davanti al pubblico in visibilio. A lui, il premio viene consegnato dalla madrina dei Flaiano, Helen Mirren, tra gli applausi e le risate. «Condivido il premio con chi si è svegliato con me verso le 4.30 per preparare lo show».
La serata si chiude con le parole di Carla Tiboni: «Questo premio rappresenta la spontaneità», dice, «come deve essere la cultura. Bisogna perseverare e credere, perché è così che si ottengono i risultati». Come il Cinquantesimo del premio dimostra.
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