Frassica: «In Abruzzo il pubblico sa ridere e non mi fa mai paura»

L’attore a Vasto: «Irrompo nel concerto dei Los plaggers E di questa terra è il mio erede Maccio Capatonda: geniale»
VASTO. «Tornare in Abruzzo è un piacere, mi sono sempre trovato bene qui. Del resto gli abruzzesi hanno una simpatia innata. Ho la certezza del loro calore, dei loro applausi, non vengo mai con i timori che accompagnano chi fa spettacolo e si misura con il pubblico. E poi ho un altro legame con questa regione, di carattere artistico. Se oggi infatti penso al mio “erede spirituale”, non posso che fare un nome, quello del teatino Maccio Capatonda. Non ci sono parole per descriverlo: semplicemente geniale».
Inizia con un omaggio alla terra abruzzese, alla sua gente e a un talento emergente del panorama comico italiano, l’intervista di Nino Frassica al Centro. Ieri e ancora stasera l’attore è il mattatore del “Nino Frassica e Los plaggers show” al Lido La Ciucculella, sulla riviera vastese. L’organizzazione è curata dall’agenzia Muzak eventi di Vasto.
Frassica, come nasce lo spettacolo con i Los plaggers?
Diciamo che c’è un gruppo di musicisti professionisti, i veri bravi, ed una “guast star”, ovvero io che mi intrufolo, racconto, parlo di un disco che non esiste, sono un disturbatore. La garanzia è l’ottima musica, l'imprevisto sono le mie incursioni che rivoluzionano le serate. Un modo per ridere insieme. L’ho chiamato Tour 2000-3000, ci spostiamo su e giù per l’Italia da tempo, ma è l’impostazione ad essere diversa rispetto alle tournée tradizionali. Dovendo conciliare televisione, radio e altro, non c’è un’organizzazione di mesi e mesi prima. Gli appuntamenti nascono quasi per caso, tra un impegno e l’altro.
“Indietro tutta” è stata una pietra miliare della televisione italiana, di un nuovo modo di fare intrattenimento cha ha ancora successo. Il segreto qual è?
Io e i miei compagni di squadra ci siamo accorti con immenso piacere che dopo 31 anni “Indietro tutta” continua a riscuotere il consenso del pubblico. È un umorismo che resiste al tempo. Gli spettatori delle prime serate erano giovani studenti che ridevano e si divertivano con una comicità semplice e stralunata che ha ancora la sua presa. Credo che il segreto sia questo.
“Indietro tutta” vuol dire anche Renzo Arbore. Cosa rappresenta per lei?
Arbore è stato il mio maestro, il mio mentore. Erano i tempi della radio con Boncompagni. Mi piaceva, mi sia consentita l’espressione, quel suo “cazzeggio on the air”, il suo modo di fare che ha cambiato, anzi rivoluzionato, le trasmissioni radiofoniche. Poi è passato in tv. Insomma mi sono ispirato a lui, è uno dei miei modelli.
Un’altra esperienza significativa della sua carriera è legata alla serie “Don Matteo”. A quando la promozione del maresciallo Cecchini?
La fiction “Don Matteo” mi ha regalato una popolarità diversa. Sono un comico, ma anche un attore e quindi vesto i panni di un carabiniere ma il personaggio in divisa l’ho dirottato verso la mia comicità restando pur sempre in uniforme. Un avanzamento di carriera? Gli spettatori se lo chiedono. Che dire... La speranza non muore mai, se non è quest’anno sarà il prossimo. Francamente non lo so nemmeno io. Sono gli sceneggiatori quelli che hanno il vero potere tra le mani.
Palcoscenico, televisione, ma anche radio. Qual è la sua collocazione ideale?
Amo la radio. È parola, è illimitata, consente di andare oltre, ha delle potenzialità incredibili. Lo sperimento nei miei appuntamenti settimanali con il “Programmone” su Radio 2: provo, mi diverto, è la mia officina. Per una comicità come la mia che rompe gli schemi, li frantuma, è il luogo ideale. La parola e il linguaggio ne sono l’essenza. È attraverso la parola che prendo la vita, in modo spicciolo, con goliardia. Per esempio, per scelta non faccio satira politica. Lì attraverso la parola dici la tua, fai ridere, ma ti schieri anche politicamente. Hai una responsabilità, tocchi argomenti a volte spinosi, ti devi mantenere aggiornato, studiare, documentarti. La satira politica è faticosa. Io sono per la comicità pura, quella che fa ridere di pancia, che fa riflettere su come è l’uomo e sulle sue assurdità.
Il sogno nel cassetto di Nino Frassica?
Andare avanti con la mia comicità fatta di parola, raccontando storie. Quando mi affidano una parte, non posso farlo totalmente. Sono comunque legato, “ingabbiato” in un ruolo, per quanto mi sia congeniale. Mi piacerebbe essere davanti e dietro la telecamera. Prima ho citato Capatonda, ma un’altra rivelazione alla quale guardo con ammirazione e interesse è il molisano Herbert Ballerina. Siete proprio fortunati lì, tra Abruzzo e Molise! Ballerina si diverte come mi diverto io, ma ha una marcia in più: utilizza la cinepresa, attacca la logica per fare la paralogica. Se idealmente io sono il suo maestro, lui è il classico allievo che supera il maestro. Io vorrei fare quello che fa lui, filmare. Insomma iniziare dove finisce la comicità della fiction.
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