Fu Tommaso da Celano a tramandare vita e regole di Chiara

Marco Guida pubblica lo studio che attribuisce al frate la biografia della santa oltre che quella di San Francesco
di Gianni Lamacchia
CELANO
E se fra’ Tommaso da Celano fosse stato biografo ufficiale non solo di San Francesco d’Assisi, ma anche di Santa Chiara? La notizia clamorosa, che apre uno squarcio imprevedibile nella rilettura di tutta la storia della santa vergine di Assisi, arriva dal libro di Marco Guida, uno tra i più quotati esperti di studi clariani, dal titolo “Tommaso da Celano, Leggenda di santa Chiara vergine” (Milano, Edizioni Paoline 2015, 226 pagine, 28 euro) della collana “Letture cristiane per il secondo millennio”, appena pubblicato.
Il volume rivisita e analizza, attraverso un lavoro certosino, “La Leggenda di santa Chiara vergine”, scritta su commissione di papa Alessandro IV in un periodo storico compreso tra la canonizzazione della santa, avvenuta nel 1255, e la morte del pontefice (1261). Siamo di fronte all’opera che più di ogni altra ha ricostruito la vicenda terrena di Chiara d’Assisi e che permette di comprendere il modello di santità che, attraverso tale testo, si voleva proporre alle discepole.
Rispetto a questo scritto, per secoli, si è dibattuto sull’identità dell’autore. È lo stesso Guida, nel suo libro, a fare chiarezza. Sin dai tempi antichi c’era chi attribuiva a Tommaso da Celano la paternità dell’opera, chi indicava Bonaventura, senza trascurare poi la pista che conduceva a un letterato della curia romana.
Guida, già cinque anni fa, con la pubblicazione di un volume nella storica collana edita dai padri bollandisti (“Una leggenda in cerca d’autore: la Vita di santa Chiara d’Assisi. Studio delle fonti e sinossi intertestuale”, Bruxelles 2010), aveva contestato la tesi secondo cui l’autore della Leggenda potesse essere stato un letterato della curia.
Le ricerche approfondite del qualificato esperto di studi clariani hanno evidenziato come la paternità dell’opera non potesse essere sottratta al frate di Celano. In particolare, si è rivelata di grande significato la testimonianza di suor Battista Alfani, abbadessa del monastero di Monteluca di Perugia dal 1503 al 1505. Nella Vita della Santa che la monaca scrisse in volgare, ha così testualmente affermato: «Onde ad consolatione delle dilecte et devotissime figliuole di questa nostra gloriosa matre beata Clara descriveremo in questa vulgare la vita di essa beata scripta per el sopradecto frate Thoma (…). Et in prima porremo la epistola di frate Thoma mandata al sommo pontifice Alexandro quarto, el tenore della quale è questo, cioè: Al santissimo in Christo patre signiore mio per divina providentia della sacrosanta romana Ecclesia sommo pontifice Alexandro .4., frate Thoma da Celano con votiva subiectione si racomanda co gli devoti baci del·gli beati piedi. Essendo el mondo pervenuto nella ultima etade etc». La traduzione è facilmente comprensibile e la suora poté disporre di un manoscritto per attribuire l’opera a fra’ Tommaso da Celano, già autore della vita di Francesco d’Assisi, redatta con successive integrazioni a partire dal 1228-1229.
Nel suo libro Guida fa giustizia restituendo un diritto d’autore, se così lo si vuol definire, al “legittimo proprietario” e sottolinea inoltre l’importanza del ruolo avuto dai compagni di Francesco nella redazione dell’opera. Nel libro viene rappresentata una storia straordinaria di santità: sostenuta da un carattere fortissimo e da una tenacia non comune. Alla fine della propria esistenza Chiara ottenne l’approvazione papale del suo proposito di vita. Fu così «la prima donna a comporre una regola per delle donne» (Th. Matura). Se non ci fosse stato fra’ Tommaso da Celano, queste regole non sarebbero state tramandate con tanta attenzione e oggi, più che mai, la questione assume valenza, visto che è in corso una mobilitazione finalizzata a ottenere la sua beatificazione. In prima linea il Comune di Celano, con la collaborazione di tutte le autorità, religiose e non, per contribuire alla legittima aspirazione di un popolo intero: attribuire all’agiografo abruzzese il doveroso riconoscimento.
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