Gaudiano primo tra i Giovani: «Ho vinto grazie alla mia storia»

Con i rivali Wrongonyou, Folcast e Davide Shorty «si è creato un bel rapporto»
SANREMO. «Faccio fatica a far combaciare la foto sui giornali di quel ragazzo con il premio in mano con il mio interiore. Sto cercando ancora di metabolizzare». Gaudiano, il vincitore delle Nuove Proposte al Festival 2021, è ancora emozionato per il riconoscimento ottenuto con il brano Polvere da sparo, dedicata a papà Ciro morto due anni fa dopo una lunga malattia. «Se ne è andato via, ma ora lo sento qua con me», ha detto il cantautore nato a Foggia nel 1991. «Quando ho riacceso il telefono», racconta, «sono stato travolto da tanto amore: non ho vinto da solo, ma grazie a un’armata che si è riconosciuta nella mia storia. E parlo della canzone mettendola avanti a me: la verità è stata la carta vincente».
La dedica va «alla mia famiglia e a tutte le persone che mi hanno permesso di essere qui». In tempo di Covid, niente festeggiamenti di rito: «La situazione ci costringe a non poter sfogare la felicità. Dopo la serata sono tornato in stanza e ho cercato di interiorizzare ciò che era successo». Gaudiano (Luca, all’anagrafe) ha avuto la meglio su Wrongonyou, Folcast e Davide Shorty. «Tra noi si è creato un bel rapporto, c’era una bella atmosfera, non di tensione, ma di compassione, cioè di voler vivere le emozioni insieme. Eravamo sostenitori l’uno dell'altro e ognuno ha dato il meglio, a prescindere da come è andata». In comune tra i 4, «la verità che ha mosso le nostre canzoni, concetto nel quale credo molto». Nella sua verità, raccontata con delicatezza, ha messo dentro l’amore e il dolore, la presenza e l’assenza. Una canzone pop, caratterizzata da ritmiche incalzanti, in cui il giovane cantautore racconta il sentimento d’impotenza davanti alla malattia; la rabbia di fronte all’ineluttabile; la solitudine del lutto. Da cui, però, si riparte. «Polvere da sparo è la canzone che non avrei mai voluto scrivere», dice. «Credevo di non essere all’altezza del dolore che provo, invece poi ho trovato le parole o forse loro hanno trovato me. Attraverso la musica esorcizzo il trauma». Cresciuto da bambino a pane e Battisti, Celentano, De Andrè e De Gregori («quella musica mi ha educato alla lingua italiana, alla metrica»), passato da ragazzino al punk dei Clash e dei Cure, poi ai Green Day e ai Blink e agli Articolo 31 («mi affascina l’hip hop, mi piace come scrocchiano le parole. Il migliore ora è Mahmood: sta segnando la strada da seguire, ha alzato l’asticella con la sua eleganza musicale»), si definisce cantautore neo-nato, dal momento che quello di Sanremo è praticamente il primo brano che ha scritto. Lui arriva dal mondo del teatri e dei musical: «Ma questo non è un bivio, non credo alle etichette – attore o cantautore – ma alla multipotenzialità. Le 2 strade andranno avanti di pari passo».