Gibson, la chitarra simbolo del rock verso il tramonto

Rischia il fallimento l’azienda che produce lo strumento preferito dai grandi soliti
Sono state il simbolo dell’epoca d’oro della musica rock, a cavallo fra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. L’era dei grandi festival all’aperto come Woodstock e l’Isola di Wight, ma anche quella dei teatri Fillmore di San Francisco e New York, templi della musica amata e suonata dai baby boomers, la generazione dei nati nei primi due decenni del dopoguerra. Con le loro forme sinuose, che ricordano i fianchi di una donna, le chitarre Gibson aggiungevano erotismo agli anni che celebravano la triade sesso, droga e rock & roll. La parabola di questa chitarra simbolo potrebbe terminare, ora, in maniera brusca, quasi un contrappasso della dolcezza delle linee che ne facevano, prima ancora che uno strumento, un oggetto d’arte da ammirare anche da parte di chi non aveva mai suonato un accordo.
Sì, perché oggi l’azienda che produce le Gibson è in crisi, sull'orlo della bancarotta, sommersa da debiti che rischiano di travolgerla per sempre. A lanciare l'allarme è stato il Nashville Post, un quotidiano della città del Tennessee dove ha sede la casa madre della Gibson, che ricorda come tra luglio e agosto ci siano scadenze che potrebbero sentenziare la fine dell’azienda, che deve rimborsare ben 375 milioni di dollari in obbligazioni e saldare prestiti ricevuti dalle banche per altri 145 milioni di dollari.
Forse per questo, Bill Lawrence ha deciso di lasciare l'incarico di responsabile finanziario della fabbrica di chitarre, prima che la favola svanisca. Ha cercato di tranquillizzare tutti - dai dipendenti preoccupati di perdere il posto di lavoro ai fan in tutto il mondo - l'amministratore delegato, Henry Juszkiewicz, che parla di operazioni in corso per razionalizzare le attività dell'impresa, sia monetizzando alcuni asset e sia rinegoziando i debiti con le banche. Il manager ha indicato un percorso di stabilizzazione e di nuova crescita che stride però con la crisi delle vendite. Oggi, infatti, si acquistano sempre meno chitarre, a causa anche della diffusione di nuove tecnologie che stanno cambiando il modo di fare musica. Ormai anche attraverso un'app si possono riprodurre suoni uguali a quelli degli strumenti originali.
La fabbrica della Gibson ha visto la luce oltre 120 anni fa, diventando una leggenda nella musica blues e nel jazz prima ancora di finire sotto le dita di Elvis Presley, Jimmy Page, Jimi Hendrix, B.B. King, Keith Richards, Eric Clapton, Carlos Santana, Jerry Garcia, Bob Marley, Frank Zappa e decine di altri solisti della chitarra elettrica della storia della musica rock. Il modello più famoso è la Gibson Les Paul, più piccola rispetto a una chitarra elettrica tradizionale, simbolo di generazioni di musicisti, insieme alla Fender Stratocaster (si legga l’articolo a fianco).
Ma prima di finire sotto le luci psichedeliche del rock anni Sessanta, la Gibson fu il simbolo, uno dei tanti, dell’intraprendenza dei piccoli imprenditori della immensa provincia americana che hanno fatto un pezzo della Storia di quel Paese.
Il fondatore della Gibson Corpopration, Orville Gibson, nato in un paesino dello Stato di New York, si trasferì giovanissimo a Kalamazoo nel Michigan. Lì Gibson inizia a lavorare in un negozio di scarpe, poi come cameriere, ma il suo hobby è intagliare il legno per ricavarne mandolini, che crea in un'unica stanza, adibita a laboratorio e a negozio. Gibson è un autodidatta, non lavora secondo una tecnica acquisita, la sua manualità è un dono, che gli permette di creare chitarre acustiche e mandolini. Nel 1902, fonda la Gibson Mandolin-Guitar Manufacturing Company, insieme con altri cinque investitori. Orville muore nel 1918, a 62 anni, lasciando l'azienda a un gruppo di dipendenti. Tra questi c'è il musicista e ingegnere del suono, Lloyd Loar, il creatore, nel 1922, della L-5, considerata il primo esempio di chitarra acustica moderna. Negli anni Trenta l'azienda introduce la sua prima chitarra elettrica. La Es-150 arriva nel 1936 e presto diventa lo strumento del grande chitarrista jazz, Charlie Christian. Ma la vera svolta avviene alla fine degli anni Quaranta con la creazione della Gibson Les Paul. Gibson ingaggia Lester William Polfuss, detto Les Paul, un musicista ma soprattutto un innovatore delle tecniche di registrazione e uno sperimentatore di strumenti musicali.
Nel 1948, Les Paul si frantuma il braccio destro in un incidente stradale. I chirurghi gli dicono che il gomito sarebbe rimasto bloccato qualunque fosse la posizione che gli volevano dare. Les Paul chiede, allora, di fissarglielo piegato, in modo da poter continuare a suonare la chitarra. E così fu. Sperimentatore musicale di eccezionale talento, Les Paul realizza nel 1939, per la Gibson, la prima chitarra solid body, che chiama The Log, il tronco con non più una cassa armonica vuota, ma una piena: è l'antesignana della chitarra elettrica. Ma il progetto viene messo da parte fino al 1950 quando Leo Fender presenta la sua Broadcaster, l'antenata della Stratocaster. A quel punto per la Gibson decide di contrapporre un modello di chitarra elettrica solid body a quella della casa californiana concorrente. E così che, nel 1952, accogliendo i suggerimenti di Les Paul, viene progettata la Gibson Les Paul.
Negli anni Settanta il suono delle dcue chitarre concorrenti e gemelle, la Les Paul e la Stratocaster della Fender è così noto agli appassionati del rock, che Eric Clapton a chi gli chiede quali siano i suoi assoli e quali quelli di Duane Allman nel disco “Layla and other assorted love songs”, risponde così: «E’ facile da capire: io suonavo una Stratocaster e Duane una Les Paul». Ma la Les Paul non è il solo modello Gibson reso famoso dai grandi solisti del rock. L’altro è il Diavoletto, così chiamato per la forma del corpo che termina in due corna. Il suo nome ufficiale è Gibson SG. Ad amarla è, in particolare, Jimmy Page, il chitarrista dei Led Zeppelin, che si fa fabbricare un modello composto da due SG riunite in un solo corpo con due bracci, uno per le sei corde e l’altro per le dodici. E’ questo il modello su cui compone e registra, nel 1971, “Stairway to Heaven”, la canzone dei Led Zeppelin più famosa e quella più trasmessa in assoluto dalle radio di tutto il mondo.
La Gibson Diavoletto è anche la chitarra che Pete Townshend degli Who suona nel concerto a Woodstock, nell’agosto del 1969. Un’esibizione che si conclude all’alba con il solista inglese che cerca inutilmente di rompere la sua chitarra, come era sua abitudine. L’impresa non riesce. Ma Townshend, alla fine, getta la sua SG in mezzo al pubblico. Quasi un omaggio a una chitarra che la furia psichedelica non riuscì a distruggere, ma che oggi potrebbe soccombere alla forza cieca della finanza.
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