Giovanni Legnini a “Storie”: mi considerano un potente, ma io lavoro per la gente

Il commissario alla ricostruzione: razionalità ed emozioni per assicurare scelte ponderate. Sono partito da zero: impegno e studio le carte vincenti
«Io un uomo potente? Me lo dicono in tanti ma io non ho mai agito sulla base di questo presupposto anche se non sottovaluto la possibilità di essere influente: di certo assumere o non assumere delle decisioni per il fatto che si è potenti mi è estraneo; nell’azione è l’esercizio della responsabilità connessa alla funzione che deve orientare e non il convincimento di essere influenti». Così Giovanni Legnini, commissario straordinario alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia nel 2016 e 2017 e anche per la ricostruzione di Ischia. È Legnini, uno che è partito da zero fino ad arrivare ai vertici delle istituzioni, l’ospite di un’altra puntata di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete 8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle 21 per la regia di Antonio D’Ottavio (repliche il mercoledì a mezzanotte, sabato alle 22 e martedì alle 13.30).
La politica è sempre stato il pane quotidiano di Legnini, sposato e padre di due figli, fin da quando era uno studente della facoltà di Giurisprudenza dell’università di Teramo: «Già da piccolo sognavo di fare l’avvocato», racconta. E ci è riuscito. Poi, sindaco di Roccamontepiano dal 1990 fino al 2002. Da allora, una scalata: «C’è stata una consecuzione rapida», conferma. È diventato senatore nel 2004 e lo è rimasto fino al 2013; poi una parentesi da deputato fino a quando, con il governo Letta, ha ricoperto l’incarico di sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Editoria e Attuazione del programma; con il successivo governo Renzi, è stato sottosegretario al ministero dell’Economia e finanze. Nel 2014, poi, un altro grande salto per l’esponente Pd: è stato eletto vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno dei giudici. Nel 2020, un’altra sfida: ricostruire i paesi annientati dal sisma e ridare speranza ai cittadini. L’allora premier Giuseppe Conte l’ha scelto come commissario per la ricostruzione; il successore, Mario Draghi, ha confermato la nomina e ne ha aggiunta un’altra: la ricostruzione di Ischia.
Commissario, come si destreggia tra emozioni e razionalità?
«Sono sempre stato convinto che l’esercizio delle funzioni pubbliche debba nutrirsi di razionalità ed emozioni; la razionalità è imprescindibile per assumere decisioni ponderate, motivate e auspicabilmente giuste ma è necessario collocarsi in sintonia con le persone: senza passione non sarebbe possibile esplicare le funzioni».
Domani è l’anniversario del terremoto dell’Aquila: cosa ricorda di quella notte?
«Quella notte mi colpì il valore della comunicazione: non si riusciva a capire cosa effettivamente era accaduto. La gestione delle emergenze, la reazione alle catastrofi ha a che fare anche con la resilienza delle comunicazioni: anche da questo dipende l’efficacia del primo intervento».
Ricorda la sua infanzia?
«Era una fase difficile e complicata: agli inizi degli anni ’60 anche il mio paese era in transito tra la società rurale e arcaica e quella moderna. E poi la protezione della famiglia e di una piccola comunità che mi ha consentito di fare i primi passi».
Come ha fatto un ragazzo di Roccamontepiano a diventare qualcuno?
«Eravamo 5 figli, una famiglia umile, decisi di lavorare e studiare: mi trasferii a Chieti e facevo il pendolare con Teramo, facevo dei sacrifici. Dai miei genitori ho imparato la dignità e l’onestà».
È vero che ha fatto il volontario in Irpinia?
«Sì, furono decine di migliaia i giovani italiani che diedero una mano e anch’io tra questi. Fu la Federazione giovanile comunista a organizzare la missione e prestai 10 giorni: andai a San Marco sul Calore e ricordo giorni di smarrimento, difficoltà di gestione dell’emergenza e anelito alla ricostruzione immediata ma c’era bisogno di tempo».
Quanto pesa la responsabilità del suo incarico nei confronti di chi ha perso tanto, a volte anche tutto?
«Tantissimo: la decisione o la non decisione, la qualità o i difetti della decisione, incidono direttamente sulla vita delle persone. La differenza con le funzioni che ho svolto precedentemente è proprio questa: ora ho un potere senza mediazione. Questo implica un dovere di attenzione e di cura degli atti aggiuntivo».
Da sindaco di un piccolo paese a uomo delle istituzioni: come ha fatto?
«Non lo so, è capitato. Sono grato ai cittadini e a tutti quelli che mi hanno dato fiducia. Il filo conduttore sono l’impegno, la dedizione, lo studio, un po’ di pathos sono gli ingredienti che mi hanno consentito di percorrere questa strada».
Di fronte alle difficoltà o si scappa o si va avanti: lei a questa seconda possibilità ci ha mai pensato?
«Neanche per sogno».
In politica è più facile essere ammirati o invidiati?
«Tra i cittadini, l’ammirazione prevale quando si esercita la funzione; i sentimenti contrari rischiano di manifestarsi quando si esce dalla sfera pubblica. Comunque, poco importa: quando si ha la coscienza a posto nella convinzione di aver fatto il possibile, si è soddisfatti e se altri non la pensano allo stesso modo fa parte del gioco».
E in politica?
«Lì è più complicato: vivere in un partito ha delle sue regole e dinamiche complicate».
In politica esistono solo avversari o anche nemici?
«Solo avversari. Ci possono essere arrabbiatura, recriminazione e delusione ma chi esercita una funzione politica non può nutrirsi di inimicizie: ci sono avversari di idee e propositi, niente di più».
Qual è il suo messaggio alle popolazioni colpite dal sisma?
«Crederci e avere fiducia. Negli ultimi tempi abbiamo ottenuto risultati enormi: lo scorso anno abbiamo autorizzato 5.200 cantieri nel centro Italia, abbiamo varato 840 opere pubbliche e stiamo approntando misure per le imprese. Ma si manifestano sempre nuove difficoltà: il Covid, l’esplosione dei prezzi delle materie prime, il caro energia, il bonus del 110% che attrae risorse imprenditoriali. È un percorso a ostacoli sul quale dobbiamo proseguire senza distrazioni».
Fino a quando ha intenzioni di andare avanti?
«Fino a quando ci sarà bisogno, fino a quando il governo mi darà fiducia, fino a quando avrò la forza di farlo».