«Gli devo tutto, fu lui a dire a papà: lasci volare ’sto ragazzo, ce la farà»

SULMONA. «Per me Gigi Proietti è stato un secondo papà e un grande maestro. Tutto quello che so lo devo a lui, tutti i segreti che ho imparato me li ha insegnati lui: prima di andare in scena, stai...
SULMONA. «Per me Gigi Proietti è stato un secondo papà e un grande maestro. Tutto quello che so lo devo a lui, tutti i segreti che ho imparato me li ha insegnati lui: prima di andare in scena, stai dietro il sipario e ascolta il pubblico, così capisci chi hai davanti. E poi sforzati di arrivare con la voce fino all'ultimo degli spettatori. Ma l’elenco potrebbe continuare all'infinito». Gabriele Cirilli è stato tra gli allievi della scuola di recitazione di Gigi Proietti: «Nella mia città debuttò con “A me gli occhi please” nel ’75 mi pare. Mi raccontavano che il teatro tremava»ricorda il comico sulmonese. «A me ha regalato una seconda vita, perché mi ha permesso di realizzare il mio sogno. Fin da piccolo volevo fare l’attore, ostacolato da tutti. Ho un ricordo indelebile, da brivido: nel 1992 mio padre ancora non credeva in me. Una sera portai tutta la famiglia al Sistina a vedere I sette re di Roma e dopo lo spettacolo andammo in camerino. Gigi si rivolse a papà e disse: “sor Cirilli, lasci volare ’sto ragazzo, ce la farà”. E in quell’attimo mio padre si rasserenò, comprese che potevo avere davanti un futuro». Il primo incontro tra Cirilli e Proietti risale a oltre 30 anni fa: «Al provino ebbi l’ardire di portare Gastone di Petrolini, e Gigi accettò la sfida. Riuscii a convincerlo interpretando il personaggio in mezzo abruzzese e portando l’orchestra dal vivo, niente musicassette. Alla fine mi disse: adesso vatti a tagliare il pizzetto. Era capace di tirare su grandi caratteristi, una figura che non ha molta fortuna in Italia». In questi anni, continua Cirilli, «ho assistito alla creazione di tanti suoi personaggi: il celebre “Nun me rompe er ca...”, parodia degli chansonnier francesi, è nato una notte, in un ristorante romano. “Numa Pompilio” invece nacque sul palco, mentre interagiva con noi allievi. Quanto ha sofferto quando gli tolsero la sua scuola e la direzione del Brancaccio». Il mattatore Proietti «era in realtà una persona insicura. Ricordo la mia prima tournée con lui, gli facevo da spalla: era il 1991 e il teatro Team di Bari era strapieno. Gigi mi chiamò e mi chiese: “Ma c'è gente?”. E io: “Stai scherzando? C'è la fila fuoro”. Aveva sempre bisogno di essere confortato dall'amore del pubblico, che non lo ha mai tradito».