Gli incontri con Dante dal 1971 al 2021 del narratore abruzzese Marianacci

PESCARA. Chi conosce il percorso artistico e professionale di Dante Marianacci (poeta, critico, narratore ma anche responsabile o coordinatore dal 1984 al 2013 di Istituti Italiani di Cultura all’este...
PESCARA. Chi conosce il percorso artistico e professionale di Dante Marianacci (poeta, critico, narratore ma anche responsabile o coordinatore dal 1984 al 2013 di Istituti Italiani di Cultura all’estero – Praga, Dublino, Edimburgo, Budapest, Vienna, Il Cairo), sa che un’anima lo ha sempre accompagnato, quella di Dante Alighieri, a partire dallo stesso nome a lui dato dalla famiglia, originaria di Ari (Ch) e devota del Sommo. Predestinazione? Un po’, anche. Ma poi la vita ha aggiunto altro: Marianacci si è innamorato di Dante e nel 2021 ha prodotto un libro intitolato: “In viaggio con Dante e con la Commedia (1971-2021). Saggi, relazioni, conferenze, interviste, note di diario” (Solfanelli). In esso è racchiuso mezzo secolo di suo tributo alla Commedia, espresso in una struttura irripetibile: 36 contributi di personaggi (poeti, saggisti, romanzieri, giornalisti, esponenti di altre arti e discipline, intellettuali) tutti innamorati del Sommo, tutti incontrati od ospitati da Marianacci negli istituti di Cultura. Mappando il loro interesse, l’autore ha raccolto testimonianze, o in interviste dirette o in suoi ricordi personali, creando un prezioso stellario del cosmo culturale dantesco disegnato attraverso sensibilità assai varie, spesso imbevute anche della cultura di Paesi stranieri. Qualche nome? Accanto agli italiani Fortunato Bellonzi, Pietro Calì, Arturo Cronia, Giorgio Patrizi, Vittorio Sermonti ed Enrico Tiozzo, ecco Joseph Farrell, John Freccero, Janos Kass, Janos Kelemen, Hussein Mahmnoud, Jòszef Pal, Jacqueline Risset, Géza Sallay, Piotr Salwa, Hans Werber Sokop. Tra tanti contributi – che in altri libri, in questo 2021 abbiamo visto anche prodotti solo dall’occasione del settecentenario, in ottica un po’ mercenaria – ecco un libro autentico. Nessuno come Marianacci, in tante città straniere, ha sceso e salito l’altrui scale, senza il sapor di sale sofferto dal Ghibellin fuggiasco: con gioia, piuttosto, per andare a incontrare chi, come lui, lo amava.