Gogol incontra Altan: “Il naso Il cappotto” edizione illustrata

27 Dicembre 2015

Non è una lettura nuova, eppure riesce sempre a esserlo. E quella Russia ottocentesca, con le sue meschinità, fragilità e stranezze, sembra una terra comune a tutti noi, al di là delle epoche....

Non è una lettura nuova, eppure riesce sempre a esserlo. E quella Russia ottocentesca, con le sue meschinità, fragilità e stranezze, sembra una terra comune a tutti noi, al di là delle epoche. Questa magia che travalica tempi e stili è possibile solo nei libri, ma di certo non in tutti: in questo caso può accadere perché stiamo parlando della mirabile prosa di Nicolaj Gogol, nelle pagine de “Il naso” e “Il cappotto”, riproposte in versione deluxe da Rizzoli, in un volume che presenta come valore aggiunto i disegni di Altan a corredo delle parole. Un felice ritorno per chi li ha già letti, una preziosa scoperta per chi non li conosce, i due racconti rappresentano un'esperienza da non perdere: questa volta ancora di più, perché i disegni di Altan riescono a rendere visivamente la ricchezza espressiva della scrittura gogoliana, raccontandone con tratti decisi e colori vivaci il grottesco e il mistero, il riso e il pianto. Ecco stagliarsi nelle loro vesti immortali i protagonisti delle storie, buffi e tragici, e sempre così inadeguati: c'è Kovaljov, con il suo naso birichino che una bella mattina è sparito, e Akakievic, con il suo cappotto nuovo che gli verrà rubato. Irreali, ma del tutto veri, mezzi uomini o forse antieroi, persone inutili o magari più necessarie di tante altre, tristemente soli e rabbiosamente passivi perché traditi nelle loro speranze, i due caratteri hanno in sé l'elemento dell'universalità: il lettore li osserva, può partecipare alle loro vicende o tenersi a debita distanza, può deriderli e biasimarli o provare pena, simpatia e affetto nei loro confronti. Quello che è certo è che troverà molto di se stesso in ogni singola sfumatura. Se è vero che tanti scrittori sono in debito con il maestro russo, precursore del realismo magico («siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol», diceva Dostoevskij), lo sono di certo anche i lettori. In gioco ci sono questioni importanti, come il potere, l'identità, il senso stesso dell'esistenza. E Altan non manca di tradurli nel suo linguaggio: esiste infatti una speciale corrispondenza tra la scrittura immaginifica di Gogol e il tratto poetico e corrosivo del vignettista. Una relazione che si gioca tutta sul piano dell'espressività: da un lato la lingua (resa ancora più viva dall'egregia traduzione di Tommaso Landolfi), dall'altro i disegni, a costruire insieme un unico, multiforme racconto che rimanda all'uomo e alla sua natura contraddittoria.