Guccini: «Con il mio Lp spiego in modo pacifico come sto politicamente»

19 Novembre 2022

A 82 anni il cantautore pubblica a sorpresa un album di cover «Le “Canzoni da intorto”, sono quelle che canto con gli amici»

MILANO. A volte Francesco Guccini fa cose che non ti aspetti. Come incidere un album di cover, lui cantautore, e farlo a 82 anni e mezzo, dieci anni dopo aver annunciato la decisione di smettere di fare concerti e scrivere canzoni. Il risultato di questa sorpresa è Canzoni da intorto, album che, per scelta della casa discografica Bmg, esce solo in formato fisico e non si potrà ascoltare in streaming. Una scelta fatta, ha spiegato il managing director Dino Steward, «per ragioni artistiche e commerciali». In pratica, con l'idea che il disco vada ascoltato dall'inizio alla fine, ma anche con la convinzione che la qualità non si possa misurare in visualizzazioni.
«Ignoro cosa sia lo streaming» si è limitato a dire Guccini strappando una risata ai giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione che si è tenuta alla Bocciofila Martesana a Milano, un posto dove si balla il liscio (e gli arrangiamenti dei brani, curati da Fabio Ilacqua, ricordano infatti i ritmi del liscio) e dove ci si ritrova fra amici. D'altronde i brani scelti da Guccini sono «le canzoni che canto con gli amici e le amiche a Bologna».
Undici brani appartenenti alla cultura popolare, con arrangiamenti dal richiamo balcanico e folk. Brani diversi da quelli che avrebbe scelto quando aveva accarezzato per la prima volta, «nella notte dei tempi», l'idea di un disco di cover, quando pensava a pezzi di Lucio Dalla o a classici come Luci a San Siro. Il titolo Canzoni da intorto, scelto da sua moglie Raffaella, non deve far pensare che si tratti di canzoni d'amore. «“Intortare” è una parola di origine gergale, significa “circuire” qualcuno, convincerlo a prestarsi a proprio vantaggio», spiega il cantautore. «L’intorto nasce dal fatto che sono canzoni che nessuno conosceva, canzoni marginali che fai bella figura a spiegare, per esempio, a una ragazza. Questo è l’intorto, far vedere che sei un fighetto». Ci sono brani come Morti di Reggio Emilia, scritto per ricordare i cinque uccisi dalla polizia durante una manifestazione sindacale il 7 luglio 1960, brani anarchici come Addio a Lugano e Nel fosco fin del secolo, quando «dal sangue spunterà la nuova istoria de l'Anarchia». Brani milanesi come El me gatt, Ma mi (scrita da Giorgio Strehler) e Sei minuti all'alba di Enzo Jannacci. E ancora Tera e aqua e l'inglese Green sleeves, Barun litrun e Quella cosa in Lombardia. Da qui una domanda sulle elezioni regionali in Lombardia dove, è convinto, «fa bene il Pd, o quello che ne resta, a non appoggiare» Letizia Moratti. E più di una domanda sul nuovo governo e su Fratelli d'Italia che nel simbolo tiene la fiamma. «Non mi piace che ci sia la fiamma ma pare che gli italiani siano contenti. Staremo a vedere. Come diceva mia nonna “ci vuole pazienza e tanta”» ha risposto Guccini.
Comunque gli fa «piacere» che le canzoni che ha scelto «siano di un certo tipo. Con questo album dico la mia parte politica, non in maniera violenta o sbandierata». Mai stato del Pci, ha precisato, ma un tempo «simpatizzante anarchico». «Cantavo anche canzoni fasciste», ha raccontato citando Staffette del legionario, «la mia conoscenza di canzoni spazia da destra a manca, ma per una ragione personale preferisco manca». L'autore della Locomotiva, dell'Avvelenata, di Auschwitz («per cui Vandelli non mi ha dato una lira»), di Cirano e di una infinità di altri brani conferma che non ne scriverà altri. E c'è da credergli, anche se a Guccini piacciono le sorprese come lo sono stati questo album «fatto per curiosità» e la ghost track che contiene: Sluga Naroda, sigla della serie di Zelensky Servitore del popolo, che lui canta in ucraino concludendo con il saluto nazionale “Slava Ukraini”.