Guidi al Marrucino «Mi metto in gioco con Oscar Wilde»

CHIETI. Oscar Wilde dialoga con le note suonate da un'orchestra d'archi, compone un brano al pianoforte, come uno scioglilingua in musica che riguarda il suo guardaroba... Interprete di questa...
CHIETI. Oscar Wilde dialoga con le note suonate da un'orchestra d'archi, compone un brano al pianoforte, come uno scioglilingua in musica che riguarda il suo guardaroba... Interprete di questa funambolica prova d'attore è Gianluca Guidi. “Oscar” arriva sul palcoscenico del teatro Marrucino di Chieti sabato, 7 febbraio (ore 21) e in replica pomeridiana domenica 8 (ore 17). Lo spettacolo reca la firma di di Masolino D'Amico, mentre le musiche sono composte dal musicista abruzzese Germano Mazzocchetti e la regia è di Massimo Popolizio.
Un cambio di rotta per il figlio d'arte (di Johnny Dorelli e Giulietta Masiero)Guidi dopo 24 onorati anni di palcoscenico divisi tra la commedia musicale, la commedia brillante, le regie e i suoi concerti nei festival jazz e nei club italiani ed esteri.
Cosa l’ha spinta verso Wilde?
«La voglia di rimettermi in gioco, mettendo a dura prova le mie capacità attoriali . Avevo voglia di esplorare territori “nuovi”, che per me sono i classici e conosco e amo Oscar Wilde da sempre, dunque ho scelto lui. Per me un cambiamento grosso, importante, di cui avevo bisogno. Ma dopo tanti anni, se cambi, devi essere al sicuro. Almeno sul progetto. Così ho chiamato un amico come Massimo Popolizio e gli ho chiesto di accompagnarmi in questa avventura, avevo bisogno della guida di un maestro/collega per addentrarmi in un nuovo sentiero teatrale, cercando nuova linfa e... uscirne vivo».
Quando è nato lo spettacolo?
«L’estate scorsa. Con Masolino, abbiamo sviluppato l’idea della musica, lui ha formato un patchwork drammaturgico, destrutturando la materia dello scrittore irlandese e dandole una forma moderna di esposizione pur mantenendo inalterato il linguaggio del grande autore. Ei ci siamo affidati a Germano Mazzocchetti, un amico, un maestro, che ha ben compreso lo spirito del tutto e creato musiche perfette. Abbiamo musicato sonetti di Shakespeare e Yeasts e inseriti nel testo».
E Wilde come ne viene fuori?
«Lo spirito e lo humour di Oscar Wilde vengono consegnati agli spettatori quasi come fosse un moderno stand up comedian… senza rinnegarne l'eleganza e il genio. E poi c'è la scena.. quasi un secondo attore».
Ce la descriva.
«Apparentemente raffigura una scatola vuota, ma in realtà è formata da monoblocchi in legno che, a sorpresa, si alzano facendo diventare la scena, di volta in volta, la scrivania di Wilde, il suo letto di prigione, la tavola del ristorante del Savoy di Londra, il palcoscenico del St. James's Theatre di Londra dove ha luogo la prima rappresentazione de L'importanza di chiamarsi Ernesto. E sugli schermi sono proiettate immagini realizzate molto bene da Marco Schiavoni, compositore e film maker».
Al pubblico piace?
«Una reazione incredibile. Il tour sta andando molto bene. A Genova, al Duse, una ragazza di 16 anni mi ha rincorso, finito lo spettacolo. Mi dice che la zia l'aveva obbligata ad andare a vedere Oscar e le era piaciuto da pazzi, che sono bravissimo. Poi, prima di salutarmi, mi dice "lei fa spesso teatro"? A Bagni di Lucca, lo spettacolo finisce con una standing ovation. Scopro poi che c'era un giornalista inglese in platea. Dopo un paio di settimane esce la recensione "Gianluca Guidi, pare sia il figlio di un famoso "crooner" degli anni sessanta, è perfetto." Da non credersi»
E ora l’Abruzzo...
«Manco dall'Abruzzo da Aggiungi un posto a tavola, nel 2009 e Stanno suonando la nostra canzone, con la regia di Proietti. E abruzzese è Mazzocchetti, un uomo, un artista e un amico straodinario, mi invitò da derettore artistico al teatro di Città Sant'Angelo con il mio One man show, è il compositore ideale per me».
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