Guidi: una Vedova scaltra in ricordo di mia madre

23 Febbraio 2018

L’attore figlio di Lauretta Masiero e Johnny Dorelli in scena domani ad Atri «Il teatro italiano? Alcuni spettacoli usano espedienti per attrarre pubblico»

Accorta e perspicace nel parlare e nell’agire, in grado di valutare i vantaggi e gli svantaggi delle questioni. Questa la definizione letterale di scaltra, l’aggettivo che nel 1748 Carlo Goldoni scelse per la vedova protagonista di una sua opera. Una donna forte, intelligente e cauta, ma anche furba, che dopo tanti anni risulta avere chiavi di lettura ancora attuali tanto da essere una commedia apprezzata dagli attori e dal pubblico tutt'oggi. “La vedova scaltra” andrà in scena al Teatro Comunale di Atri, domani alle 21, con la regia e l'interpretazione di Gianluca Guidi. Il Centro lo ha intervistato telefonicamente durante il suo viaggio in auto verso Atri dove è arrivato ieri per riallestire la commedia che, dopo il debutto dello scorso luglio al Festival Teatrale di Borgo Verezzi, riparte con una tournée di 35 date, che inizia dalla città ducale e che finirà ad Alba, in provincia di Cuneo.“La vedova scaltra” non è solo una commedia che ruota intorno al tema del corteggiamento, ma segna il punto di passaggio tra la commedia dell’arte e la commedia di carattere ed è l’opera con la quale si affermò la riforma del teatro goldoniano.
Lei ha apportato delle variazioni al testo o lo ripropone fedelmente?
E’ uno spettacolo diverso, fedele nella trama e nello stile, ma è teso più a far divertire il pubblico, altrimenti avremmo proposto un inutile esercizio stilistico. L’intento era far ridere e secondo me ci siamo riusciti. Goldoni nella “Vedova scaltra” introduce anche innovazioni contenutistiche, anticipando il tema della donna fiera e consapevole che farà da base alla celeberrima Locandiera: imprenditrice, indipendente.
Questa commedia è uno spettacolo utile anche per far riflettere sulla condizione femminile?
Non ci ho mai pensato. Certo non è un testo con queste finalità specifiche, si tratta di una donna che gioca, si fa corteggiare e sceglie, ai tempi di Goldoni ha avuto un valore sociale, oggi si tratta di riproporre un classico del teatro interessante, poi ogni spettatore trae le proprie considerazioni.
Gli attori in scena come sono stati scelti?
Sono attori validissimi, molti li conoscevo e sono stati scelti per le specificità legate al ruolo. La protagonista è Francesca Inaudi, ci sono poi Fabio Ferrari, Claudia Ferri, Riccardo Bocci, Massimiliano Giovannetti e Paolo Perinelli. Mentre Alessandra Cosimato, Matteo Guma e Andrea Coppone sono stati selezionati con i provini.
Che giudizio dà del teatro italiano attuale?
Ci sono buoni esempi e pessimi esempi. Alcuni lavori sono alti dal punto di vista qualitativo, altri usano espedienti per attrarre pubblico. Mancano investimenti. L’Italia è un Paese che ha come essenza l’arte, la cultura e può vivere di questo, penso a Paestum, ai teatri, eppure si dice che con la cultura non si mangia, niente di più sbagliato.
Che rapporto ha con l’Abruzzo, è una regione che conosce?
E' una regione molto bella, non sono mai stato ad Atri e sono felice di scoprirla. Conosco bene L’Aquila ed è triste constatare che la ricostruzione sia ancora ferma. Sono stato spesso a Teramo. A Pescara ho recitato spesso, ho passato belle serate sulla costa, conosco Pineto, Silvi.
Lei è cantante, attore, regista, in quale espressione artistica si riconosce di più?
Cerco di fare bene di volta in volta ciò che mi capita fare. Mi piacerebbe curare la regia di un’opera lirica, ma non capiterà.
E' figlio d’arte: con suo padre Johnny Dorelli che rapporto ha?
Lui ha 81 anni, io quasi 51, è un rapporto tra uomini maturi, ormai a ruoli quasi invertiti. Assiste quando può ai miei spettacoli, ha visto "Aggiungi un posto a tavola" che sto riproponendo interpretando il personaggio che fu il suo, gli è piaciuto. E’ più critico verso se stesso che verso me.
Sua madre, Lauretta Masiero, regina del teatro brillante, nel 1975 mise in scena proprio “La vedova scaltra”. Che emozioni prova nel rimetterlo in scena?
Nel ’75 ero piccolo, avevo 8 anni e ricordo poco dello spettacolo, ma mi è rimasta impressa la scena della locanda veneziana dove si cantava “I cavalieri della tavola rotonda” in francese. L’ho inserita volutamente in questo lavoro. Un omaggio a mia madre.
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