I “Brividi immorali” di Laura Morante tra le note del Jazz Trio

17 Agosto 2021

SPOLTORE. Saranno i “Brividi Immorali” di Laura Morante ad aprire questa sera la 39ª edizione del Festival Spoltore Ensemble, nello straordinario palcoscenico di Largo San Giovanni (200 posti...

SPOLTORE. Saranno i “Brividi Immorali” di Laura Morante ad aprire questa sera la 39ª edizione del Festival Spoltore Ensemble, nello straordinario palcoscenico di Largo San Giovanni (200 posti distanziati). I riflettori si accenderanno dalle ore 21.15 su uno spettacolo d’eccellenza che oltre all’attrice pluripremiata di cinema, teatro e tv, per la prima volta protagonista del Festival, vedrà sul palco anche il Jazz Trio, con Marco Zurzolo al sax, Piero De Asmundis al pianoforte e Davide Costagliola al basso.
«Il 39° Spoltore Ensemble unisce elementi del passato all’oggi, dunque rappresenta l’edizione dell’incontro tra le diverse anime dell’organizzazione e rappresenta il futuro per il suo rilancio in vista della 40ª edizione», spiega il direttore artistico del Festival Angelo Valori. «Ci sono le tante anime che negli anni hanno contribuito a portare avanti la kermesse incrementando il suo prestigio a livello nazionale. L’edizione numero 39 assomiglia come struttura alle edizioni più prestigiose del passato, con un programma di sei giorni con nove spettacoli».
“Brividi Immorali” è uno spettacolo-racconto, produzione Cabiria, di famiglie in crisi, omicidi e amici: storie di verità taciute che assumono, senza volerlo, le sembianze di una bugia. Tradimenti e paure alimentati da vecchi rancori o da accadimenti fortuiti, fraintendimenti e rimpianti serbati per anni che arrivano improvvisi a scompaginare le carte, a scrivere da capo un inizio o una fine, mandando all’aria ogni morale. Irregolari e spiazzanti, quasi si muovessero al ritmo di un’improvvisazione jazz, diversi eppure legati nel profondo, i racconti e interludi di Laura Morante si spalancano come finestre spazzate da venti umorali su un mondo di relazioni e affetti, attraversato da una quotidiana violenza, piccola o grande. Ma sopra ogni cosa, su queste donne inquiete, fragili, contradditorie, su questi uomini razionali e infantili, su bambini sognanti e feroci, su città familiari come case di campagna sterminate come continenti da esplorare, veleggia un’esatta, implacabile ironia che, nel disordine degli elementi, scova una bellezza insensata: la melodia disarmonica, imprevedibile e trascinante su cui il destino ci invita a ballare. Laura Morante nasce il 21 agosto 1956 a Santa Fiora, in provincia di Grosseto, in una famiglia dove la cultura e l’arte sono di casa, il padre, infatti, è lo scrittore e giornalista Marcello Morante, fratello minore di Elsa. Sin da giovanissima è coinvolta dal palcoscenico, dove debutta con Carmelo Bene. Nel 1980 arriva l’esordio al cinema ed è solo al suo terzo lavoro quando incontra sulla sua strada Nanni Moretti, regista che più di chiunque altro l’ha messa sotto i riflettori, prima con Sogni d’oro (1981) e poi soprattutto con Bianca (1984). Nel 1983 si ritrova a condividere il set con Jean-Louis Trintignant in Colpire al cuore di Gianni Amelio. Poi lavorerà con Mario Monicelli, nuovamente Amelio in I ragazzi di via Panisperna (1989) e si misura con la commedia accanto a Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio in Turné (1990) di Gabriele Salvatores , dimostrando grande naturalità anche in ruoli più leggeri, così come farà più tardi con Ferie d’agosto (1996) di Paolo Virzì. Il nuovo millennio la vede prendere parte a una nuova commedia, Liberate i pesci! (2000) di Cristina Comencini, e aggiudicarsi un David di Donatello e un Ciak d’oro per La stanza del figlio (2001), diretta per la terza volta da Moretti. Molti i registi internazionali con cui lavora, a cominciare dall’inglese Mike Figgis con Hotel (2001) a John Malkovich con Danza di sangue (2002) fino a un mito del cinema francese come Alain Resnais in Cuori (2006). Interpreta la scrittrice Sibilla Aleramo in Un viaggio chiamato amore (2002), accanto a Stefano Accorsi nei panni di Dino Campana. Viene diretta da Gabriele Muccino in Ricordati di me (2003), Nastro d’argento nel 2004 con L’amore è eterno finché dura di e con Carlo Verdone; abbandonati i ruoli drammatici che aveva caratterizzato gli inizi della sua carriera, segue la scia della commedia anche con il film di Sergio Castellitto, La bellezza del somaro (2010). In questi anni inizia anche una fruttuosa collaborazione con Pupi Avati , che la vede protagonista di tre lavori da lui diretti: Il nascondiglio (2007) e Il figlio più piccolo (2010) per il cinema e Con il sole negli occhi (2015) in Tv.