I colori di Piero Sadun in mostra nella sua L’Aquila

Dal 4 giugno a Palazzo dell’Emiciclo un’esposizione antologica del pittore che fu direttore dell’Accademia delle belle arti del capoluogo abruzzese
Si intitola “Sadun100” la mostra d’arte che sarà inaugurata il 5 giugno, nel Palazzo dell’Emiciclo all’Aquila. L’esposizione, che resterà aperta fino al 27 giugno (orari di vista: tutti i giorni dalle 9 alle ore 19)celebra i cento anni dalla nascita di Piero Sadun, l’artista senese scomparso nel 1974 all’età di 55 anni, che fu direttore dell’Accademia delle belle arti dell’Aquila. La mostra antologica di Sadun è curata da Marco Di Capua e Francesca Franco e organizzata dall’Accademia di belle arti dell’Aquila insieme con gli eredi dell’artista, e il sostegno della Fondazione Carispaq. Il catalogo della mostra è pubblicato dalla casa editrice Luoghi Interiori di Città di Castello e contiene, oltre ai saggi dei curatori e di Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri, interviste ad Achille Bonito Oliva e a Lorenza Trucchi curate da Luca Verdone, il contributo storico-critico di Anna Di Castro e una ricca antologia della critica su Piero Sadun.
«L’esposizione», spiegano i curatori, «intende celebrare, nel centesimo anniversario della sua nascita, un protagonista dell’arte italiana del secondo Novecento, che, nei primi anni Settanta, ha contribuito in maniera significativa alla promozione della migliore cultura contemporanea nella città dell’Aquila». La mostra fa parte di un progetto espositivo in due tappe, che proseguirà in Palazzo Pubblico - Magazzini del Sale a Siena, dal 10 luglio all’ 8 settembre».
«La mostra aquilana», si legge nelle note di presentazione, «vuole essere l’occasione per riallacciare i fili tra il passato e il futuro, tutto da reinventare, della città, che nel 2019 ha visto due importanti ricorrenze della propria storia recente. Da una parte, i 10 anni dal terremoto che l’ha messo in ginocchio. Dall’altra, i 50 anni dalla fondazione della sua Accademia, che tutt’ora svolge sul territorio un’essenziale e qualificato ruolo didattico, artistico e culturale, non solo per la trasmissione delle conoscenze tecniche e materiali ereditate dalla tradizione, ma anche per la divulgazione dell’estetica contemporanea».
Dal 1969 al 1974, anno della sua prematura scomparsa, Piero Sadun è stato il direttore storico della neo-fondata Accademia di belle arti dell’Aquila, prima accademia sperimentale d’Italia: più attenta all’arte contemporanea e più recettiva verso i fermenti più interessanti emersi nel Paese dopo la contestazione studentesca del ’68. «Grazie alla sua illuminata direzione», spiegano i curatori della mostra, «sin dai suoi esordi l’istituzione aquilana ha annoverato tra i propri docenti personaggi di primo piano della cultura del nostro tempo, come Carmelo Bene, Alberto Arbasino e Sylvano Bussotti. A questi si aggiungono i critici e storici dell’arte: Achille Bonito Oliva, primo vice direttore dell’Accademia (1969-1971), Giorgio de Marchis, Lorenza Trucchi e Augusta Monferini. Tra gli artisti si ricordano: Antonio Scordia (Pittura), Mario Ceroli (Scenografia), Luigi Marotta (Decorazione), Andrea Cascella (Scultura) con Cesare Tacchi in qualità di assistente, Enrico Castellani, Guido Strazza, Paolo Scheggi, Giulia Napoleone, Gianfranco Notargiacomo, Franco Berdini, Franco Nonnis, insieme con il disegnatore e illustratore satirico Pino Zac (Giuseppe Zaccaria), il regista teatrale Antonio Calenda, l’architetto Piero Sartogo, lo scrittore Enzo Forcella e la giornalista Emilia Granzotto». Non a caso, in un articolo pubblicato nel dicembre 1974 sul Corriere della Sera in ricordo dell’artista appena scomparso, Cesare Brandi rilevava che Sadun «aveva fatto dell’Accademia dell’Aquila una specie di Parnaso».
L’esposizione raccoglie una quarantina di opere tra le più rappresentative della ricerca matura dell’artista, concentrandosi, orientativamente, sugli anni Sessanta e Settanta, coincidenti con la fase più vicina all’esperienza accademica dell’Aquila. Sadun appartiene a quella generazione di artisti che, progressivamente, si allontana dalla figurazione per fare proprio il lessico astrattista, la mostra s’incentra, in particolare, sui grandi quadri materici.
Un focus particolare edella mostra è dedicato all’attività di decoratore d’interni dii Sadun che ha firmato le case di importanti cantautori italiani, da Domenico Modugno a Franco Migliacci a Nada. Della cantautrice livornese, in particolare, l’Accademia ha curato il restauro di tre grandi dipinti, realizzati da Piero Sadun nel 1970.
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