I mostri di “Freaks out” catturano la scena

9 Settembre 2021

Dieci minuti di applausi per il film di Mainetti, il terzo italiano in gara. Premio alla carriera alla leonessa Jamie Lee Curtis

VENEZIA. I circensi teneri, sgarrupati, supereroi loro malgrado e in cerca di abbracci di Freaks Out di Gabriele Mainetti occupano la scena in questa ottava giornata di Venezia 78, con dieci minuti di applausi e una standing ovation. Un altro successo in Sala Grande per il cinema italiano, dopo è stata la mano di Dio di Sorrentino e Qui rido io di Martone. È uno dei film italiani in concorso, molto atteso, ed è anche un kolossal spettacolare, ambizioso, si spera capace di attirare il pubblico in sala. E poi c'è Jamie Lee Curtis, carismatica, vivace, leonessa alla carriera, che fuori concorso torna sui suoi passi con il personaggio di Laurie Strode della saga Halloween con Halloween kills, questa volta con la regia di David Gordon Green. La consegna in Sala Grande a notte fonda: del resto, con un film di paura anche l'orario si adegua... «Ho fatto questo ruolo per 43 anni e tutti noi siamo cambiati nel frattempo: ma alla fine siamo tutti umani. È quello che dice questo film: tutti sono Laurie e hanno paura, siamo tutti sulla stessa barca», dice l'attrice, che dichiara di sentirsi oggi «più creativa di prima».
L'ottava giornata della Mostra vede in concorso il russo Captain Volkonogov Escaped dei coregisti e coniugi Natasha Merkulova e Aleksey Chupov, film che gira intorno al tema della redenzione raccontando una storia di purghe staliniane, quando bastava un sospetto per scomparire dentro una fossa comune, in cui il capitano del servizio di sicurezza nazionale, Fedor Volkonogov (Yuriy Borisov), fa più che bene il suo lavoro di persecutore. Poi c'è Il silenzio grande, terza regia di Alessandro Gassmann, presentato alle Giornate degli Autori.
Ma sono i quattro fenomeni di Freaks Out (in sala dal 28 ottobre) a prendersi tutta la scena. «Troppo fighetti per sembrare degli Avengers, più tosti e più simpatici dell'Armata Brancaleone, insomma degli irresistibili diversi», racconta l’attore Claudio Santamaria, che nel film è tutto coperto di peli come un uomo-cane («quattro ore di trucco al giorno non dico altro: mi sono letto Il Conte di Montecristo»). Ma è difficile mettere etichette ai circensi senza casa, sporchi, vigliacchi ma vitalissimi del film di Mainetti (scritto con Nicola Guaglianone da un suo soggetto originale), lo stesso duo che nel 2015, oltre ai tanti premi vinti, portò un milione di spettatori al cinema con Lo Chiamavano Jeeg Robot. Il film ha per sfondo la Roma occupata del 1943: i “mostri” Matilde, Cencio, Fulvio e Mario vivono come fratelli nel circo di Israel, un ebreo che a un certo punto scompare. Nella città occupata dai nazisti cercano di restare inseparabili e trovano lavoro nell'unico circo attivo, quello del pazzoide Franz, che testa personaggi con superpoteri per far vincere al Fuhrer la guerra. «Tocchiamo la Storia, la rielaboriamo, mescoliamo passato, presente e futuro perché in questa avventura da Armata Brancaleone che è anche una storia di diversità, alla fine tutti cercano», dice Mainetti, «proprio come noi in questo periodo, più che mai una cosa sola: l'abbraccio». E aggiunge Pietro Castellitto, che nel film è un ragazzone albino generoso e credulone, «è spettacolare proprio perché non scappa dallo spettacolo. Ma dentro questo kolossal variopinto c'è equilibrio, credibilità di tutti i personaggi». Il film è pieno di citazioni cinematografiche, di omaggi alla commedia all'italiana e alla stagione del neorealismo (ma senza supponenza) e c’è pure un po’ di Spielberg. Nel cast ci sono anche Giancarlo Martini, Max Mazzotta, Franz Rogowski, e Giorgio Tirabassi ma la supereroina è Matilde (Aurora Giovinazzo), «una ragazzina tormentata, con il passato travagliato, la voglia di famiglia, una ingenuità di fondo che al momento giusto la trasforma in una formidabile guerriera». Questi fenomeni da baraccone «sono maschere, certo», dice ancora Santamaria, «caricature, ma a sostenerle c'è l'anima. È vero, sembro Chewbecca di Star Wars ma non sono così monodimensionale, dietro al pelo c'è sostanza».