Il pallone e il delfino Pescara, una città stregata dal calcio

Al Mediamuseum un volume che intreccia sport e sociologia Dall’epopea della Strapaesana alle promozioni in serie A
di Giorgio D’Orazio
Città ospitale, veloce, modaiola, meticcia, Pescara ha avuto e ha tante anime. Un cuore unico lo ha sempre riscoperto quando a sventolare assieme sono stati i sentimenti e i colori della sua squadra di pallone, con quel Delfino che dal 1936 è il simbolo di una città orgogliosa come poche del proprio calcio.
Così presentano il loro ultimo libro, “Il pallone e il delfino” (Epigrafia, 2016, 150 pagine, 15 euro), gli autori Luigi Mastrangelo, Paolo Smoglica e Paolo Martocchia, un volume edito in occasione degli 80 anni del Pescara che ripercorre la storia sociale di squadra e città «tra d'Annunzio e Flaiano» come da sottotitolo. «Una ricerca che prende passo dai primi calci a un pallone giunto da Birmingham a Francavilla, dono di Tosti a d’Annunzio», spiegano gli autori, «e giunge fino al tiro a lunga gittata di Valerio Verre che ci ha permesso per la settima volta di giocare in serie A.
Perché Pescara è una, anzi due, e sa mettere insieme tutte le sue anime quando il pallone prende traiettorie giuste in direzione A, allora Pescara si riconosce e fa festa».
Farà festa di certo oggi, dalle 17.30 al Mediamuseum in piazza Alessandrini a Pescara, per la presentazione del libro, alla quale interverranno, con gli autori, Dante Marianacci, che firma la prefazione, Antonio De Leonardis, decano del giornalismo sportivo pescarese, Stefano Trinchese, ordinario di Storia contemporanea all'università di Chieti e il professor Ezio Sciarra. Non mancheranno la testimonianza di Gabriele Pomilio, ideatore del logo del Delfino, e la presenza di Bruno Nobili, il numero 10 della storia biancazzurra.
Ai saluti penseranno Carla Tiboni, Daniele Ortolano e Giovanni Tremante, rispettivamente alla presidenza della Fondazione Tiboni, del Comitato Regionale Figc-Lnd e della Ass.ne We Care Abruzzo che hanno promosso l'edizione insieme a De.Ma Service, Archivio di Stato e Biblioteca provinciale di Pescara, Centro studi dannunziani e alla Onlus "Massimo Oddo" a cui saranno devoluti 2 euro per ogni copia venduta.
“Il pallone e il Delfino”, presentato da Pomilio e illustrato da Barbara Mucciante, prova a decifrare le mille anime di una città che dall’antichità prospera alla foce della Pescara.
«Quanto la città ha influenzato la squadra e quanto la squadra ha influenzato la città?», si chiedono gli autori mentre scandagliano le origini del calcio pescarese con quelle squadre «di qua e di là della Pescara, quando a nord c’era Castellamare Adriatico che dette i natali a Mario Pizziolo, primo abruzzese campione del mondo nel 1934, e sulla sponda sud c’era Pescara che inneggiava ai propri beniamini al Rampigna. La squadra del cuore era l’Ursus che aveva sfidato «quelli dell’altra sponda» davanti all’hotel Esplanade.
Grandi rivalità e grandi derby.
«Un confronto acceso che coinvolgeva anche i santi Andrea e Cetteo». Almeno fino al 1927, quando la nuova città riunì quelle due anime e iniziò un cammino di unione anche in ambito calcistico.
«Il Pescara era ora la squadra del cuore che si distinse subito per una combine con il Rosburgo e per lo sponsor Puritas sopra le maglie. Poi vennero i campionati Gil che fecero conoscere la mitica Strapaesana,» raccontano gli autori, «formata solo di elementi del luogo che fece innamorare Dall'Ara, il presidente del Bologna. Il bel gioco è stato sempre il pallino dei pescaresi e con Pizziolo in panchina conobbe la prima promozione in serie B.
Cominciava anche a sfornare storie straordinarie come quella di Lanciaprima, aletta velocissima, che grazie alla sua corsa sfuggì a un plotone di esecuzione nazista».
Dal Rampigna all’Adriatico, da Giancarlo Cadè, l’allenatore che fece piangere Herrera, agli spareggi per la A con Angelillo, Pescara e il Pescara crescono correndo sempre più avanti con la passione del pallone: Nobili, Zucchini, Orazi, fino al profeta Galeone e ai suoi ragazzi. «Rebonato, Bosco, Pagano, Camplone, Sliskovic, Leo Junior e Ricky Massara.
Tre volte in A fra giocate eccelse e tonfi sciagurati. Poi l’avventura con Zeman e nuovi paladini, Verratti, Insigne, Immobile, quindi il miracolo Massimo Oddo», commentano ancora Paolo Smoglica, scrittore e giornalista, Luigi Mastrangelo, docente universitario, e Paolo Martocchia, giornalista e saggista, che, in questo libro, non hanno dimenticato un importante apparato iconografico e un’appendice dedicata ai tifosi biancazzurri.
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