Il ritorno di Deckard ex agenti segreti e famiglie in pericolo

7 Maggio 2015

di Anna Fusaro «E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire». La frase pronunciata dal morente replicante ribelle Roy Batty (Rutger Hauer), più dell'...

di Anna Fusaro

«E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire». La frase pronunciata dal morente replicante ribelle Roy Batty (Rutger Hauer), più dell'abusato «Ho visto cose che voi umani eccetera eccetera» è simbolo del capolavoro di Ridley Scott "Blade Runner", tornato in sala ieri e solo per due giorni, 33 anni dopo la sua folgorante apparizione, nell'ultima definitiva versione curata dallo stesso regista nel 2007,

"The Final Cut". Il film che ha inaugurato il filone della sci-fi umanistica può essere visto ancora oggi nei cinema del circuito The Space (in Abruzzo a Montesilvano). Fa una certa impressione distare solo quattro anni (la vicenda si volge a Los Angeles nel 2019) da quel cupo inquinato e degradato mondo, formicaio di etnie e lingue, perennemente notturno e piovoso, messo in scena da Ridley Scott ispirandosi al racconto di Philip K. Dick "Il cacciatore di androidi". In quella pericolosa Babele sovraffollata, accompagnato dalla suggestiva musica di Vangelis si muove Rick Deckard (Harrison Ford), cacciatore di replicanti, i sofisticati Nexus 6 fuggiti da una colonia extramondo per rifugiarsi sulla Terra alla ricerca dello scienziato creatore, dal quale ottenere più vita dei quattro anni programmati. "Blade Runner - The Final Cut", diversamente dalla pellicola uscita nei cinema nel 1982, contiene la scena del sogno con l'unicorno, che proverebbe il lato replicante di Deckard. E già nel 1991 una versione curata da Scott eliminava la voce fuori campo e il finale consolatorio imposto dai produttori.

In sala da oggi l'action movie "The Gunman" del francese Pierre Morel, con Sean Penn, Javier Bardem, Jasmine Trinca. Jim (Penn), ex agente speciale dal passato discutibile cerca di riscattarsi al servizio di una ong in un villaggio del Congo, dove vive con la compagna Annie (Trinca), contesa dall'amico Felix (Bardem). Ma il passato non muore e Jim deve tornare all'azione.

Inizia come disaster movie per poi trasformarsi in psicodramma familiare il film dello svedese Ruben Östlund "Forza maggiore". Una famigliola scandinava - marito, moglie e due pargoli - in vacanza nelle Alpi francesi, dalla terrazza panoramica di un ristorante assiste allo spettacolo di un'immensa valanga. Ma la slavina sta per colpirli. O forse no. Nel dubbio il padre di famiglia fugge, portando in salvo solo il telefonino.

Si intitola "Leviathan", come il mostro biblico e come il trattato di Thomas Hobbes, filosofo dell'assolutismo, il film del russo Andrey Zvyagintsev, requisitoria contro le prevaricazioni violente del potere, malaffare e corruzione. Il meccanico Kolya vive con moglie e figlio in una cittadina sul mare di Barents, nord della Russia. Il sindaco, spalleggiato dal giudice e dal pope, vuole portargli via officina, casa, terreno, per certe sue speculazioni. Kolya resiste, non vuole perdere il luogo in cui è nato. Allora il sindaco si fa più aggressivo.

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