Il Silenzio di Martin e Keaton squalo del capitalismo

12 Gennaio 2017

di Anna Fusaro Nel silenzio di Dio si muovono i due giovani gesuiti portoghesi padre Sebastião Rodrigues e padre Francisco Garrpe arrivati in Giappone, nel 1633, per ritrovare il loro mentore, padre...

di Anna Fusaro

Nel silenzio di Dio si muovono i due giovani gesuiti portoghesi padre Sebastião Rodrigues e padre Francisco Garrpe arrivati in Giappone, nel 1633, per ritrovare il loro mentore, padre Cristòvão Ferreira, accusato di apostasia, convinti della sua innocenza.

Sugli interrogativi degli uomini intorno alla fede e alla religione Martin Scorese ha costruito il suo ultimo film "Silence", da oggi nelle sale, ventiquattresimo della sua filmografia (cinquant'anni fa l'opera prima, "Chi sta bussando alla mia porta?"). Un film maestoso e complesso, covato per oltre 25 anni dal maestro newyorchese, dopo la lettura del libro "Silenzio" dello scrittore Shusaku Endo (pubblicato in Italia da Corbaccio) sulle feroci persecuzioni in Giappone contro i missionari e i convertiti al cristianesimo. Autore intriso di quell'educazione cattolica che riaffiora in molti suoi film intorno a temi e domande sul peccato e sulla colpa (senza contare che lui stesso, a 24 anni, entrò in seminario), Scorsese si interroga in modo non conciliante sull'eterno conflitto tra culture e religioni e sulle vittime innocenti di esso. Nel notevole cast l'antidivo del momento Adam Driver (Francisco Garrpe), Andrew Garfield (Sebastião Rodrigues) e Liam Neeson (Cristòvão Ferreira), che torna a vestire il ruvido saio gesuita trent'anni dopo "Mission" di Roland Joffé.

Altro titolo molto atteso è "Allied" di Robert Zemeckis, con i divi Brad Pitt e Marion Cotillard interpreti di una coppia tanto glamour quanto spietata di spie della Seconda Guerra mondiale, il canadese Max Vatan e la francese Marianne Beauséjour. A Casablanca, nel 1942, si fingono coniugi per eliminare l'ambasciatore della Germania nazista. Finiranno per innamorarsi, trasferirsi a Londra, sposarsi e procreare. Ma l'ombra del sospetto e della menzogna si insinua nel quadretto familiare. Forse nulla è come sembra in questo sofisticato (doppio)gioco di illusioni, e il pubblico scoprirà man mano la verità insieme ai personaggi. Spy story e thriller romantico, "Allied" ("Un'ombra nascosta" il sottotitolo italiano) cita i classici degli anni Quaranta, "Casablanca", ovviamente, e le atmosfere alla Hitchcock.

Arriva dagli Stati Uniti anche la terza importante novità in sala oggi, "The Founder" di John Lee Hancock, con Michael Keaton che dà il giusto cipiglio a uno di quei lupi del profitto, uno di quegli squali del capitalismo tanto frequentati dal cinema americano. L'ex Batman/Birdman è qui Ray Kroc, il piccolo rappresentante di frullatori che negli anni Cinquanta sfilò ai fratelli Richard e Maurice McDonald (interpretati rispettivamente da Nick Offerman e John Carroll Lynch) la loro piccola impresa di ristorazione veloce, trasformandola nella celebre catena di fast-food specializzata in hamburger. Kroc, avuta l'intuizione visionaria del franchise, estromise gli onesti fratelli Dick e Mac, gli rubò il nome e l'avvenire, e fondò l'impero che ha colonizzato il pianeta.

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