Il viaggio di Fanny e i sogni in musica di La La Land

di Anna Fusaro Vincitore di sette Golden Globe su sette, carico di 14 candidature agli Oscar (eguagliato il record di "Titanic"), arriva oggi nelle sale italiane "La La Land", struggente musical...
di Anna Fusaro
Vincitore di sette Golden Globe su sette, carico di 14 candidature agli Oscar (eguagliato il record di "Titanic"), arriva oggi nelle sale italiane "La La Land", struggente musical postmoderno del 31enne Damien Chazelle, già autore del sorprendente "Whiplash" (vincitore di tre Academy Awards). Film magico e scintillante, ma anche nostalgico del cinema (e dei sogni) e del jazz della golden age, "La La Land" è un'esplosione di musica, coreografie, colori, citazioni e omaggi, che unisce fantasia e contemporaneità, immaginazione e quotidianità.
Tra sogni e fallimenti, coraggio e frustrazioni, la storia vede protagonisti il pianista jazz Sebastian e l'aspirante attrice Mia, interpretati da Ryan Gosling ed Emma Stone, vincitrice della Coppa Volpi a Venezia. Seb e Mia sono entrambi a Los Angeles in cerca di fortuna: lui sogna di suonare in un locale tutto suo, ma intanto è quasi sempre disoccupato; lei insegue il provino giusto e intanto lavora nel bar degli studi Warner. Si incontrano, si scontrano, si innamorano, si perdono e si ritrovano. E cantano e ballano, un tip rap sulla collina (un'unica inquadratura di sei minuti) e un valzer alla Ginger & Fred in volo tra le stelle del Planetarium. Non fanno tappezzeria ma raccontano i sentimenti le canzoni, bellissime, su musiche di Justin Hurwitz e parole di Pasek &Paul. Le citazioni del cinema classico e del suo genere più spericolato, il musical appunto, si sprecano: "Cantando sotto la poggia", "Cappello a cilindro", ma anche i musical di Jacques Demy degli anni Sessanta, dichiaratamente amati da Chazelle, e "Chorus Line".
Tutt'altra atmosfera in "Split" di M. Night Shyamalan ("Il sesto senso"). Tra l'horror, il thriller psicoanalitico, il soprannaturale, si dipana la perturbante vicenda dello psicopatico Kevin (James McAvoy), che rapisce e rinchiude in una prigione sotterranea tre ragazze. L'uomo passa da una personalità all'altra, 23 in tutto, maschile, femminile, adulto, bambino. Lo segue la psicologa Karen, interpretata da Betty Buckley, la Miss Collins di "Carrie, lo sguardo di Satana" di De Palma.
Alla vigilia del Giorno della Memoria ecco "Il viaggio di Fanny" di Lola Doillon, film vincitore al Giffoni Festival. Storia vera, tratta dall'autobiografia di Fanny Ben Ami, racconta la fuga verso la salvezza della 13enne Fanny, delle sorelline e di altri piccoli. La vicenda è ambientata nel 1943 nella Francia occupata dai nazisti. Per nasconderle, i genitori di Fanny, come molte famiglie ebree, mandano le figlie in una colonia in montagna vicino al confine. Quando arrivano i tedeschi, Fanny e gli altri bambini fuggono per raggiungere la Svizzera. Dovranno affrontare percoli, ma incontreranno anche l'aiuto di tanti. Se "Il viaggio di Fanny" ha il sapore di favola a lieto fine, riporta alla cruda realtà dell'Olocausto il documentario di Sergei Loznitsa "Austerlitz", asciutto reportage in bianco e nero, girato con la macchina da presa nascosta, che racconta, senza alcun commento, il turismo di massa (selfie compresi) nell'ex campo di concentramento di Sachsenhausen. Uniche voci le guide turistiche che spiegano le torture inflitte nel campo. Il titolo del film si riferisce al romanzo omonimo di W.G. Sebald, dedicato alla memoria della Shoah. Tra le uscite odierne anche il toccante "Riparare i viventi" della francese Katell Quillévéré, riflessione sulla donazione di organi. Il giovane surfista Simon dopo un incidente d'auto finisce in coma all'ospedale di Le Havre. Intanto, a Parigi, il cuore di Claire sta cedendo. Ottimo cast, con Tahar Rahim, Emmanuelle Seigner, Anne Dorval.
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