Il wc tutto d’oro di Cattelan che si chiama America

NEW YORK. Una tazza del bagno interamente ricoperta d’oro a 18 carati che può essere ammirata e “usata” dai visitatori del Guggenheim Museum di New York: è l’ultima trovata di Maurizio Cattelan che,...
NEW YORK. Una tazza del bagno interamente ricoperta d’oro a 18 carati che può essere ammirata e “usata” dai visitatori del Guggenheim Museum di New York: è l’ultima trovata di Maurizio Cattelan che, a quattro anni dall’annuncio del ritiro, torna sulla scena artistica con un’opera destinata a far discutere. Da questo weekend l’opera ha trovato posto nel suo “habitat naturale”: il bagno. Il water è infatti completamente funzionante e ha sostituito un gabinetto in ceramica di uno dei bagni unisex del museo sulla Fifth Avenue, offrendo ai visitatori l’«opportunità unica e intima di ritrovarsi faccia a faccia con l’arte», come spiegano i responsabili della struttura. Una vera «esperienza» a costo zero: per accedere al bagno basta esibire il biglietto di ingresso.
Ispirata alla disuguaglianza economica, come ha spiegato lo stesso artista milanese 55enne, l’opera intitolata «America» va a chiudere una ciclo avviato dalla «Fontana» dadaista di Marcel Duchamp del 1917 cui ha fatto seguito la «Merda d’artista» di Piero Manzoni del 1961.
«È un lavoro audace e irriverente», sottolineano al Guggenheim. «America» presterà a lungo “servizio” nel museo, forse per decenni se qualche appassionato non la acquisterà prima.
Nel frattempo, rappresenta un grattacapo in più per gli addetti alle pulizie: «Stiamo cambiando i prodotti e abbiamo iniziato a usare delle salviette mediche senza alcol, colori o fragranze. Usiamo un pulitore a vapore e tra qualche tempo dovremmo trattare l’opera per farla tornare alla sua brillantezza originale» ha spiegato al New Yorker Nathan Otterson, responsabile della conservazione degli oggetti del Guggenheim.
Il wc rimarrà nel museo finché qualche collezionista non deciderà di acquistarlo, ma intanto - spiegano al Guggenheim - la maniera con cui si comporta il pubblico è parte del gioco visto che, a differenza del costante invito a «non toccare» rivolto ai visitatori di musei e gallerie, toccare in questo caso è parte integrante del processo creativo.
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