Kostabi “l’abruzzese” porta a Giulianova la sua «arte per tutti»

8 Settembre 2018

GIULIANOVA. Mark Kostabi è un nome internazionale dell’arte, molto legato all’Abruzzo e in particolare alla provincia di Teramo. A Civitella del Tronto, per esempio, è solito trascorrere molto tempo,...

GIULIANOVA. Mark Kostabi è un nome internazionale dell’arte, molto legato all’Abruzzo e in particolare alla provincia di Teramo. A Civitella del Tronto, per esempio, è solito trascorrere molto tempo, anche grazie agli amici Daniele Zunica e Gino Natoni, organizzando tra l’altro eventi culturali, fra arte, musica e beneficienza: come non ricordare la grande cena-concerto in fortezza assieme allo chef Massimo Bottura a favore dell'Agave Onlus?
Torna oggi con una mostra, che inaugura stasera alle ore 19 a Giulianova, negli spazi della RespirArt Gallery di Corso Garibaldi 30, e lo fa con una personale curata da Berardo Montebello. L'intervento critico è stato affidato invece a Maurizio Vitiello che così presenta la mostra, visitabile fino al 20 settembre (info e orari allo 0852196725): «Nell’estate 2018 un sorridente Mark Kostabi, conosciutissima superstar del mondo “Pop Art”, come lo scomparso e mediatico Andy Warhol e il navigatissimo Jeff Koons, ha fatto tappa a Giulianova e ha voluto visitare uno spazio libero, che è diventato punto fermo per l’arte contemporanea non solo in Abruzzo, la RespirArt Gallery diretta con passione e partecipazione dal bravissimo architetto-artista Berardo Montebello, con la condivisione e collaborazione delle figlie Jessica e Nancy».
Da qui la scelta di Kostabi di dedicare a questo luogo una selezione di nuove opere. «Un artista contemporaneo come Kostabi con redazioni veloci e con assunti rapsodici», scrive Vitiello, «riesce a registrare felici, immediati, rapidi, collaudati e solleciti riepiloghi, mentre per le ulteriori sottrazioni riesce a far ricordare le atmosfere metafisiche di Giorgio de Chirico, ma anche esiti di dipinti di un periodo storicamente più lontano».
Proprio su questo aspetto insiste la personale di Giulianova, un punto su cui il critico si sofferma in particolare nel testo che accompagna l'esposizione, analizzando alcuni dei lavori presentati. «Molti si chiedono se può un artista superstar della “Pop Art” ricordarci qualche artista del passato» considera Vitiello, «ebbene, sì, e ci fa ricordare, sorprendentemente, per la semantica di sintesi, il “San Sebastiano” (circa 1500) di Cima da Conegliano, esponente della scuola veneta del XV secolo. Quest’opera, allocata alla National Gallery di Londra, presenta un illeggiadrito, seppur compunto, soggetto, che nelle consistenze finali delle gambe e dei piedi presenta un felice sunto nelle fattezze, finemente e dolcemente accennate, esattamente abbreviate, insomma, sintetizzate al massimo. Quindi, con alle spalle, tra gli altri, Cima da Conegliano e il più vicino a noi Giorgio De Chirico con le sue consistenze metafisiche», prosegue Vitiello, «Mark Kostabi, uno degli artisti più conosciuti al mondo e riconosciuto, soprattutto al mercato artistico, da parecchi anni, quasi sembra che voglia mettere d’accordo, in un sotterraneo e silente obiettivo, qualunque cittadino moderno, qualunque internauta, da Berlino a New York, da Roma a Brasilia, perché possa avere tra le pareti domestiche e/o in un efficiente studio/ufficio una sua opera».
Sono tanti infatti, anche in Abruzzo, i collezionisti di Mark Kostabi, i cui quadri sembrano aver indovinato un gusto versatile, molto apprezzato da un pubblico ampio. Come ricorda Vitiello, Kostabi sottolinea e indica che l'arte deve proporsi per essere consenso di molti, le sue sequenze infatti «parlano di passato e di futuro, coniugano un solo tempo, semplificano una metabolizzazione visiva», considera Vitiello in conclusione, «temporeggiano in un attivato e repentino schermo di soluzioni facilmente rilevabili e si canalizzano, d’impatto, per raggiungere una serenità di acquisizione e intercettano quindi con proprietà vettoriali una psico-sociologia del consumo estetico con le sue necessità fattuali: la dimensione “Kostabi World” guarda lontano».
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