L’Abruzzese fuori sede: viaggio tra contrade e vite per amore della nonna

20 Dicembre 2022

Gino Bucci, ideatore della pagina con 213mila follower, si racconta «Il mio sogno? Portare la parola “intoscibile” nel dizionario»

«Seguitissimo e spassoso ambasciatore dell’Abruzzo nel mondo». Così lo chiama la scrittrice di Penne, Donatella Di Pietrantonio. È uno che «si mette al centro dei più disparati incroci linguistici e organizza giochi di parole», dice un altro scrittore, il lancianese Remo Rapino. Gino Bucci da Martinsicuro, per tutti l’Abruzzese fuori sede, vanta un record: sul suo libro “Rime toscibili” ci sono anche le parole di due vincitori del Premio Campiello. Il resto, in 130 pagine, è frutto della sua fantasia da «conferenziere silenzioso». Bucci, 30 anni e una passione per le rime all’abruzzese, è un altro ospite di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda stasera alle ore 21 per la regia di Antonio D’Ottavio.
La svolta della vita riporta all’anno del Signore 2014 quando, da studente in Lettere all’università di Roma, Bucci inventa una pagina su Facebook per «scrivere d’Abruzzo e tutte cose»: «Stavo da solo in una stanzetta, sono sempre stato meglio da solo che in mezzo agli altri. Sono timido, prima lo ero molto di più, adesso, un po’ meno. All’epoca sentivo la mancanza di mia madre e mia nonna». In quasi 10 anni l’Abruzzese fuori sede, che racconta la bellezza delle contrade e dei paesi e le storie dei loro abitanti, ha raccolto 213mila follower, persone reali che commentano di tutto, anche la foto di un piatto di capellini in brodo. Grazie ai suoi scritti, Bucci ha vinto il Premio Amore per l’Abruzzo, il Premio Sulmona, il premio “L’Abbruzzes sott’ la Madunina” di Milano e il Premio Beatrice Cenci. «Tantissime persone mi seguono costantemente dall’inizio e, se si pensa ai tempi veloci dei social, è strano che ci sia ancora tutta questa attenzione: c’è gente che mi dice che, se di sera non mi legge, poi non può andare a dormire». Ma Bucci non si sente un influencer: «Non ho mai preso una lira per un post, mai fatto una sponsorizzata e ho anche rifiutato di pubblicizzare dei prodotti».
Tra gli ultimi post virali ce n’è uno che Bucci ama particolarmente: «Nei giorni è scorsi è scomparsa la moglie del prof Francesco Sabatini, il più grande linguista vivente e presidente onorario dell’Accademia della Crusca: ogni volta che li vedevo insieme a Pescocostanzo, lui non lasciava mai la mano alla moglie. Una volta andai a disturbarlo e parlammo ma lui per tutto il tempo non lasciò mai la mano alla moglie. Quando leggo i commenti a una storia del genere mi emoziono». Bucci, come Sabatini, ama la lingua e ha un sogno: che la parola intoscibile finisca prima o poi nel dizionario. «Questa parola nasce da nzi tosce», argomenta. Cioè una cosa che non si discute. «Da quando ho inventato intoscibile, tanti hanno iniziato a usarla, anche al di fuori della pagina e, se nel dizionario c’è petaloso, allora può esserci anche intoscibile». Come dargli torto, però, non è facile: «Mo migne», sussurra Bucci.
Il suo libro, invece, secondo le regole della confutabilità umana, si chiama “Rime toscibili”: significa che quei versi si possono mettere in discussione e non sono intoccabili (anche se “il gelo della bora/lo sciogli solo tu” potrebbe essere definito intoscibile). «I testi», scrive Bucci nell’introduzione, «non hanno ambizioni né poetiche né letterarie. Sono testi che si straccapiazzano fra l’ignavia e le passioni. Attualmente, nella mia vita, posso dire di avere tre passioni: l’Abruzzo, le rime e le rime sull’Abruzzo». Per dirla con le parole di Remo Rapino: «Qualcosa con i fuori sede potrà sempre accadere. Accadrà e sarà intoscibile».