L’alt di Franceschini: «No a figuranti in sala» Amadeus non ci sta: «Pubblico o io lascio»

29 Gennaio 2021

Un protocollo che tenga conto delle indicazioni del governo, con lo stop alla presenza del pubblico, e insieme delle esigenze dello spettacolo: è questa la soluzione alla quale si lavora a Viale...

Un protocollo che tenga conto delle indicazioni del governo, con lo stop alla presenza del pubblico, e insieme delle esigenze dello spettacolo: è questa la soluzione alla quale si lavora a Viale Mazzini in vista di Sanremo 2021, previsto dal 2 al 6 marzo. Un orientamento che emerge dopo una giornata convulsa che ha visto il no del ministro della Cultura Franceschini anche alla presenza di figuranti, e subito dopo le indiscrezioni dell’indisponibilità di Amadeus a mettere in scena il Festival in un Ariston vuoto: o si fa con il pubblico o il direttore artistico e conduttore è pronto a lasciare.
Il “diario della crisi” si apre intorno alle 9.30 di ieri, con il tweet con cui Franceschini avverte che l’Ariston «è un teatro come tutti gli altri» e quindi «il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile». Una presa di posizione che ribadisce e insieme specifica le parole del ministro della Salute Roberto Speranza, che invitando il Comitato tecnico scientifico (Cts) a pronunciarsi sulle sollecitazioni dell’industria discografica aveva ricordato che «gli spettacoli che si svolgono nelle sale teatrali», in base al Dpcm vigente, possono svolgersi solo «in assenza di pubblico». Le parole di Franceschini scuotono il cda, dove è in corso un’informativa su Sanremo dell’ad Fabrizio Salini, e tutta la squadra del festival che da settimane lavora alla realizzazione dell’evento con un pubblico, seppur ridotto e composto da 380 figuranti contrattualizzati, in platea: una condizione imprescindibile per Amadeus e per il “sodale” Fiorello.
Teatro o studio televisivo? Spettacolo o trasmissione tv? Il nodo è qui: la Rai considera l’Ariston equiparabile a uno studio, allestito in modo da garantire le misure di sicurezza, e il Festival un «programma seriale»: e le Faq sul sito di Palazzo Chigi ammettono la deroga per le trasmissioni tv, «perché il pubblico in studio rappresenta solo un elemento “coreografico” o comunque strettamente funzionale alla trasmissione». La parola passa agli esperti: a cda in corso, mentre Amadeus resta fermo sulle sue posizioni, una delegazione della Rai incontra il Cts, che fa presente le sue perplessità. Tre gli ordini di problemi: il Dpcm, con le norme che consentono gli spettacoli nelle sale teatrali ma a porte chiuse; la situazione epidemiologica: ad oggi la Liguria punta a tornare in zona gialla, ma ai primi di marzo potrebbe tornare in zona arancione o rossa; il rischio assembramenti, considerato che il Festival richiama migliaia di persone. La Rai, che presenta agli esperti le linee guida del progetto – si parla di un palco esteso fino a metà platea e le sedute distanziate per il pubblico – ufficializzerà la prossima settimana il suo protocollo, su cui il Cts si esprimerà entro qualche giorno. A preoccupare non sarebbe tanto la gestione degli spazi chiusi, come l’Ariston e il Palafiori, quanto l’esterno dove si rischiano eventi imprevedibili e assembramenti. Un problema che si porrebbe indipendentemente dalla presenza del pubblico in platea. Il rischio di uno stop al Festival mette in allarme il sindaco di Sanremo, Alberto Biancheri, che evoca lo spettro del «default». Di qui l'auspicio «che tutte le istituzioni affrontino con coscienza ogni problematica propedeutica al regolare svolgimento del Festival nel rispetto dei protocolli sanitari».
Il mondo del teatro e dello spettacolo si schiera invece apertamente con Franceschini: dal sovrintendente della Scala Meyer al drammaturgo Stefano Massini, dal sovrintendente dell'Opera di Roma Carlo Fuortes al presidente dell'Agis Carlo Fontana, si chiedono «regole uguali per tutti». E c’è chi, come Enrico Mentana, ripesca sui suoi profili social una foto di 3 mesi fa, con il «pubblico di figuranti tamponati in una trasmissione di Costanzo. Vicino a me», ricorda il direttore del TgLa7, «c’era il viceministro della Salute. Perché questo dovrebbe essere vietato a Sanremo?».