L’autore teramano De Amicis a San Giovanni Teatino presenta il feroce “’O Regno”

29 Settembre 2022

TERAMO. ‘O Regno. Quello per cui tutti lottano, in un bellum omnium contra omnes, tra agguati, tradimenti, rancori privati e guerre collettive. ‘O Regno è l’ultimo libro del commissario-scrittore...

TERAMO. ‘O Regno. Quello per cui tutti lottano, in un bellum omnium contra omnes, tra agguati, tradimenti, rancori privati e guerre collettive. ‘O Regno è l’ultimo libro del commissario-scrittore abruzzese Igor De Amicis, un romanzo nerissimo, crudele e sanguinario, ambientato nel mondo della camorra, pubblicato da Salani. L’autore, dopo le presentazioni in Lombardia e Marche, torna a parlare del libro nella sua regione, ospite oggi della rassegna “A tu per tu con l’autore”: l’incontro, in collaborazione con Librerie Coop, alle 18 nell’area food del Centro d’Abruzzo, San Giovanni Teatino, vedrà De Amicis conversare con lo scrittore e curatore Alessio Romano. «De Amicis guarda il Male negli occhi ogni giorno, e ce ne restituisce l'oscura potenza», è il viatico del giallista Sandrone Dazieri, mèntore dello scrittore teramano, che, dirigente di polizia penitenziaria, vice comandante della Casa circondariale di Castrogno, conosce bene il mondo malavitoso che racconta in efficacissime pagine. Un mondo oscuro già al centro dell’insuperabile giallo-thriller “La settima lapide” (DeA Planeta - De Agostini, 2018), tradotto in Germania, Giappone, Spagna, SudAmerica. In ‘O Regno (346 pagine, 18 euro) De Amicis, sempre con scrittura avvincente, abbandona lo schema del giallo per una storia intinta nel sangue della tragedia, dove la lotta per il potere non ha protagonisti Agamennone, Clitennestra, il loro figlio Oreste (l’autore pone un passo dell’Orestea di Eschilo a esergo del romanzo), ma una famiglia ugualmente mortifera. A differenza della tragedia greca, però, gli assassinii non avvengono fuori campo. Don Ottavio ‘O Preziuso torna da re nel suo quartiere-formicaio a Napoli dopo cinque anni di latitanza; ma la moglie Donna Rosaria, che ha gestito gli affari in sua vece guadagnadosi rispetto, non vuol farsi da parte; il loro figlio Achille, carcerato per colpa del padre e cresciuto spietato dietro le sbarre, evade assetato di vendetta e potere. Intorno un coro di personaggi ambigui e violenti, immersi in un ambiente degradato descritto con precisione. Le pagine svelano con ritmo implacabile il piano di Ottavio, geometrico come i concerti brandeburghesi di Bach che il boss ascolta, fino al finale letteralmente di fuoco, che fa pensare alla voglia di Tarantino in “Bastardi senza gloria” di riscrivere il destino. (afu)