L’orchestra di donne contro l’orrore dello sterminio

25 Gennaio 2016

PESCARA. L’ascolto della musica li commuoveva, ma riuscivano nello stesso tempo, con una freddezza disarmante, a uccidere i prigionieri di ogni età nelle camere a gas. Siamo nel campo di...

PESCARA. L’ascolto della musica li commuoveva, ma riuscivano nello stesso tempo, con una freddezza disarmante, a uccidere i prigionieri di ogni età nelle camere a gas. Siamo nel campo di concentramento di Auschwitz. Fu lì che le SS vollero formare un’orchestra tutta al femminile, composta da prigioniere, ebree ma non solo.Tra le deportate c’era la pianista, compositrice e cantante francese Fania Fénelon, che raccontò questa esperienza, qualche anno dopo la sua liberazione, nel libro “Ad Auschwitz c’era un’orchestra”.

Proprio dalla testimonianza della Fénelon è stato liberamente tratto “Ad Auschwitz c’era un’orchestra femminile”. Lo spettacolo sarà di scena domani, 26 gennaio, alle ore 21 al Teatro Massimo di Pescara, nell’ambito della rassegna Musica e Società, organizzata per il secondo anno consecutivo dall’Orchestra Femminile del Mediterraneo, diretta dal maestro Antonella De Angelis, e dalla Fondazione Dean Martin, presieduta da Alessandra Portinari.

L’appuntamento, il terzo in cartellone, celebrerà la Giornata mondiale della Memoria istituita per il 27 gennaio dalle Nazioni Unite per commemorare le vittime dell'Olocausto. I fondi raccolti saranno devoluti in favore di Rishilpi e di Hospice Bouganville. Lo spettacolo lo scorso anno ha debuttato con successo a Pescara, arrivando a conquistare il pubblico di diverse città italiane. La storia di Fania e delle altre deportate è arrivata, ad aprile, anche a Milano, nell’ambito degli appuntamenti di “Expo in città”. Antonella De Angelis ha definito lo spettacolo «un modo del tutto nuovo di ricordare la Giornata della Memoria».

Protagoniste saranno le attrici Tiziana Di Tonno, che interpreterà Fania, ed Edmea Marzoli, che presta il volto ad Alma Rosé, talentuosa violinista ebrea nipote di Gustav Mahler. Le esecuzioni musicali saranno a cura dell’Orchestra Femminile del Mediterraneo. «I tedeschi avevano costituito orchestre in diversi campi di concentramento, ma questa è l’unica femminile. Era composta da 42 donne di 10 nazionalità diverse», ha aggiunto De Angelis. «Donne che facevano fino a 18 ore di musica al giorno, a cui poteva venir chiesta un’esecuzione musicale in qualsiasi momento, davanti a un pubblico di prigionieri e carnefici».

Suonare «in modo dignitoso» avrebbe garantito la sopravvivenza alle componenti dell’orchestra, sottoposte a prove estenuanti. Fania e Alma vivevano il lager e la musica in modo diverso: per la prima, suonare era un mezzo per sopravvivere e testimoniare; per la seconda, invece, la musica era il fine su cui aveva costruito la propria identità di tutta una vita. «Quando arrivò la Fénelon, l’orchestra esisteva già e stava passando un momento non facile. Fania, che aveva studiato composizione, ricordava partiture a memoria e portò speranza . Abbiamo cercato di mettere in luce lo stato psicologico delle musiciste, la situazione drammatica che vivevano nell’esibirsi per i loro carnefici. Una frattura interiore che abbiamo reso a livello musicale, unendo all’esecuzione dei brani chiesti dai gerarchi, come l’opera italiana, altri brani scelti da noi per sottolineare la sofferenza psicologica». I brani amati dalle SS si vanno, dunque, a intersecare «con la narrazione e la drammatizzazione delle protagoniste, mettendo in evidenza gli stati psicologici delle musiciste deportate». Un’occasione, dunque, per riflettere sulla Shoah in chiave totalmente nuova. «L’intento della rassegna Musica e Società», ha concluso Alessandra Portinari, «è quello di creare una rete per una cultura sostenibile. Sono tante le associazioni che lo scorso anno hanno illustrato i loro progetti e fatto conoscere le loro attività».

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