L'ultima prova di Gigi Proietti emoziona la Festa del Cinema

14 Ottobre 2021

Alla pre-apertura di Roma, la proiezione di “Io sono Babbo Natale” di Falcone Strepitosa anche l’interpretazione di Giallini, romano disincantato e un po’ coatto

ROMA. L'ultima commovente interpretazione di Gigi Proietti, un grande Marco Giallini mai come in questa pellicola totalmente dentro il suo personaggio di romano disincantato e un po’ coatto: è il bilancio di un film divertente come Io sono Babbo Natale, regia di Edoardo Falcone, visto in pre-apertura alla sedicesima edizione della Festa di Roma e atteso in sala dal 3 novembre.
Nel film, prodotto da Lucky Red e 3 Marys Entertainment con Rai Cinema, il protagonista è Ettore (Marco Giallini), un ex detenuto che cerca di rifarsi una vita. In prigione a causa di una rapina, l'uomo (che non ha mai tradito i suoi complici), ora è fuori e vorrebbe continuare a fare l'unica cosa che gli riesce davvero bene, cioè rubare. Fuori dalla galera non ha nessun legame familiare tranne la sua ex compagna Laura (Barbara Ronchi), con la quale ha avuto una figlia che però non ha mai conosciuto.
A un certo punto in uno dei suoi furti entra nella casa di Nicola (un emozionante Gigi Proietti), un signore anziano molto gentile che mostra chiari segni di disturbi di identità, visto che continua ad affermare di essere Babbo Natale in persona. Fatto sta che tra i due si crea uno strano rapporto di amicizia. Nicola cerca in qualche modo di rendere Ettore un suo erede nei panni di Babbo Natale, mentre quest'ultimo continua a pensare solo a come sfruttare la situazione a suo vantaggio.
Tanti i duetti, tra Proietti e Giallini, nel segno della romanità, e un finale davvero molto natalizio.
«Cosa ho imparato da Proietti?», racconta Giallini nell’incontro con la stampa. «Già imparavo da lui, anche quando non lo conoscevo. Da certi personaggi assorbi tutto, sono sempre dei tuoi riferimenti».
«È stato poi un privilegio passare tanto tempo con lui, per me era diventato come un padre. Che già non stava bene», continua ancora l'attore, commosso, «anche se non si capiva troppo. Quando iniziava il ciak si alzava di botto e sembrava avesse venti anni». Gli chiedevo spesso “Come stai?” Me viè da piagne a pensarlo...”», prosegue l’attore romano, «e lui rispondeva sempre con la sua consueta ironia: “Abito in via di guarigione”».
Il regista Edoardo Falcone spiega di aver scritto il film «pensando proprio a Gigi Proietti e Marco Giallini. Perché nessuno come loro poteva rendere al meglio due caratteri così diversi, ma allo stesso tempo così pieni di umanità». «Oggi Gigi se ne è andato», ha raccontato ancora Falcone, «il dolore è ancora vivo. Incontrarlo è stata una fortuna. Dirigerlo un onore. Parole che potrebbero sembrare retoriche, ma che acquistano ben altro valore alla luce di quello che era questa persona. E che è ancora, per tutti noi. Poter lavorare con lui è stato un grande dono. Forse Babbo Natale esiste davvero. Chissà».
Per quanto riguarda, infine, i ricordi di Natale, quelli di Marco Giallini sono davvero insuperabili: «Mi ricordo che aspettavo i regali come tutti i ragazzini. Una notte, però, trovo mio padre davanti al caminetto che si stava bevendo il caffellatte e i biscotti lasciati per Babbo Natale. Appena mi vede, butta via il caffellatte via. Io gli dico arrabbiato, ma papà che fai? E lui mi risponde pronto: 'E che devo fare, Babbo Natale non l'ha voluto!»