L’utopica rinuncia del progresso nel romanzo di Paolini Merlo

28 Dicembre 2020

TERAMO . “La via dell’argento” è il primo romanzo, dopo vent’anni di saggistica filosofica, dello studioso abruzzese Silvio Paolini Merlo, ricercatore dell’università Federico II di Napoli. Il denso...

TERAMO . “La via dell’argento” è il primo romanzo, dopo vent’anni di saggistica filosofica, dello studioso abruzzese Silvio Paolini Merlo, ricercatore dell’università Federico II di Napoli. Il denso volume (Italica, 377 pagine, 19 euro), pubblicato recentemente, sarà presentato in primavera al Circolo dei lettori di Torino, a cura del Centro Gobetti. Scritto con penna sicura in una lingua ricca e precisa, che scolpisce a tutto tondo personaggi e ambienti, “La via dell’argento” è uno sguardo sull’Italia contemporanea attraverso la forma di un romanzo filosofico che ha il nucleo in una storia d'amore impossibile. La storia del complesso rapporto tra il lombardo Roberto e la sarda Marietta/Miria, vera protagonista del libro, ambigua e temeraria. «Marietta è una sorta di mito del buon selvaggio ambientato in epoca postmoderna, dai connotati di supereroina al contrario» spiega Silvio Paolini Merlo «La sua immagine pubblica è quella virtuale. Quella privata, sconosciuta al mondo, è quella reale. Nel suo rifiuto totale del mondo c'è tuttavia qualcosa che la rende insieme misantropa e filantropa. Doppia nel modo più sfuggente e post ideologico. Pur rifiutando ogni aspetto della civiltà moderna, Marietta/Miria gioca ad apparire perfettamente integrata con i suoi perversi meccanismi».
Il romanzo si snoda da due temi: il rapporto conflittuale tra uomo e natura, da cui discendono le antitesi progresso e conservazione, città e periferia, globalismo e autosufficienza, e il tema del mancato passaggio dall'economia rurale e artigianale a quella industriale. «Simbolo di tutto questo» precisa l’autore «è l'episodio storico di Monte Narba, il villaggio minerario sardo abbandonato da settant'anni, a cui la vicenda della protagonista si lega e che qui diventa spettro premonitore del destino di tutta la civiltà». Nell’utopica scelta di vita di Marietta/Miria, in comunione con le leggi della natura, c'è qualcosa di rivoluzionario. «In un mondo sempre più interconnesso e globale, esaltante i valori del cosiddetto sviluppo sostenibile, ma piegato da profondi conflitti e malesseri, cosa c'è di più provocatoriamente attuale di un ritorno al regresso, al primitivo, alla povertà, alla rinuncia?»
Anna Fusaro