“La Gioia” a Teramo Delbono porta sul palco il sentimento più bello

L’attore in scena per l’ultimo spettacolo del cartellone Acs «Un racconto semplice, un viaggio tra le emozioni estreme»
TERAMO. «Penso a questo spettacolo “La Gioia” come a un racconto semplice, essenziale. Penso alla gioia come a qualcosa che c’entra con l’uscita dalla lotta, dal dolore, dal buio. Penso ai deserti, alle prigioni, alle persone che scappano da quelle prigioni, penso ai fiori». Autore e attore fuori dai canoni, poeta della marginalità e della differenza, Pippo Delbono arriva a Teramo col suo spettacolo “La Gioia”, chiusura del cartellone di prosa allestito da Acs Abruzzo Circuito Spettacolo, direttore artistico Domenico Polidoro. Appuntamento al teatro Comunale stasera alle 21. In realtà “La Gioia” era il secondo dei sei spettacoli in stagione, annunciato per il 20 novembre ma poi rinviato per un’indisposizione dell’artista e ora finalmente recuperato.
Dopo Teramo, Delbono e la sua straordinaria compagnia di attori-performer saranno per una settimana al Théâtre National Wallonie di Bruxelles, a conferma della consolidata rilevanza internazionale del teatro del 63enne artista ligure, due volte Premio Ubu e tanti altri riconoscimenti tra cui un David per il docmovie “Guerra”. Creazione teatrale del 2018, immersa nell’esplosione floreale finale di Thierry Boutemy e accompagnata dalla colonna sonora evocativa di Delbono e Antoine Bataille, “La Gioia” (durata 80') è stata in tournée in tutto il mondo e viene periodicamente ripresa da Delbono. Inizialmente partecipò allo spettacolo anche Bobò (Vincenzo Cannavacciuolo), sordomuto e analfabeta rinchiuso per decenni nel manicomio di Aversa, conosciuto da Delbono durante un laboratorio nella struttura e portato nella compagnia con lo spettacolo-manifesto “Barboni” del 1997. Dopo la morte di Bobò nel 2019 “La Gioia” è diventata una ricerca su come sconfiggere il dolore della perdita. Un processo di elaborazione presente in molti lavori di Delbono, espressioni di un impegno condotto tra arte e vita. Qui lui e i suoi attori si fanno compagni di viaggio del pubblico, guidato verso la possibilità della gioia.
«Ogni spettacolo può essere un attraversamento di situazioni, stati d’animo, intuizioni diverse, che ti colgono di sorpresa. La recita di ogni sera non è più recita, ma rito, è un apparire e un gesto unico che lega chi agisce a chi guarda, in un comune respiro. Fare uno spettacolo sulla gioia vuol dire cercare quella circostanza unica, attraversare i sentimenti più estremi, angoscia, felicità, dolore, per compiere ogni giorno un passo in più verso questa esaltazione assoluta, questa bruciante intuizione, per provare a scovare, infine, in un istante, l’esplodere di questa gioia» si legge nelle note dello spettacolo «Storie personali, maschere, danze, memorie. Ecco allora il circo, coi suoi clown e balli. Ecco pure il ricordo di uno sciamano che con la follia libera le anime. Ecco malinconie di tango e grida soffocate in mezzo al pubblico. Ecco una pienezza di visioni, che si susseguono, si formano, si confondono e perdono».
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