La Marilyn segreta In mostra le ultime immagini di una diva

Ad Aix-en-Provence in Francia i 59 scatti di Bert Stern pubblicati da Vogue dopo la morte dell’attrice nel 1962
di Giuliano Di Tanna
A chi gli chiedeva perché in “A qualcuno piace caldo” avesse inserito così tanti primi piani di Marilyn Monroe, il regista di quel film, Billy Wilder, rispondeva: «Perché quando c’è Marilyn in un’inquadratura, il pubblico non guarda che lei e rischia di perdere il filo della storia». “Voglio essere amata da te”, cantava Marilyn in quel film del 1959 in cui era la calamita erotica alla quale dovevano cercare di resistere Jack Lemmon e Tony Curtis, travestiti da donne e in fuga dalla mafia. Quel magnetismo sessuale emerge, senza filtro, in una mostra che prende il nome proprio dal titolo di quella canzone. E’ così che si chiama, “I wanna be loved by you”, l'ultima mostra dedicata alla grande attrice, scomparsa nel 1962, allestita nel centro d'arte dell'Hotel de Caumont a Aix-en-Provence, nel sud della Francia, fino al primo maggio 2017.
Nella prima sala un megaschermo invia le immagini di Monroe nel film di Wilder che canta la sua celebre richiesta d’amore. Ma è la seconda parte del percorso quella che contiene una piccola miniera di immagini particolarmente care agli appassionati di Marilyn. “'La dernière séance” (L’ultima seduta), è il titolo di questa sezione della mostra, che raccoglie le foto scattate da Bert Stern nel luglio 1962, un mese prima della morte di lei. Nelle immagini del grande fotografo, scomparso nel giugno scorso, una Marilyn più intima accetta di farsi fotografare quasi nuda e mostrando la cicatrice sulla pancia di un intervento subito da poco. Il risultato è eccezionale, ma per . Vogue il servizio è troppo spinto. La rivista chiede, così, a Stern di rifarlo. Marilyn accetta di fare un servizio di moda più classico. Ma poi a un certo punto, si annoia perché, dice, vuole «ritrovare il piacere». E’ allora che Stern ritrae una Marilyn abbandonata, più vera, complici anche la stanchezza e lo champagne bevuto. I tre shooting sono quelli che passano alla storia come la struggente The Last Sitting, L’ultima seduta, composta da 2.571 foto. Stern ne sceglierà soltanto 59. Marilyn Monroe, di quell’ultima seduta non ebbe la gioia di ammirare le foto. Il servizio su Vogue uscirà, infatti, il giorno dopo la morte dell'attrice, il 5 agosto 1962, all’età di 36 anni. I 59 scatti sono stati acquistati all’asta dal collezionista newyorkese Leon Constantiner, il quale li ha messi in mostra varie volte in America, a Tel Aviv, e ora in Francia.
Ma che cosa accadde, in quella stanza dell’Hotel Bel Air, nel luglio di 54 anni fa? Nel 1962, Stern è un fotografo di moda che si è fatto un nome anche per la qualità dei suoi ritratti. L’idea di una seduta fotografica con l’attrice fuori dagli schemi, all’epoca rigidissimi, dei servizi per le grandi riviste , come Life, Look e Vogue, gli viene mentre è in aereo. Sta tornando da Roma dove ha fotografato Liz Taylor sul set del film “Cleopatra”. Liz è odiatissima da Marilyn che l’accusa di essere diventata la cocca della 20th Century Fox, la casa di produzione per la quale anche lei è sotto contratto, e che l’ha appena licenziata dal film “Something’s Got to Give” di George Cukor, irritata dai suoi continui ritardi sul set. Giunto a New York, Stern propone a Vogue un reportage. La redazione accetta. Marilyn anche. Il set sarà a Los Angeles. Tanto per non venir meno alla sua fama, Marilyn arriva con cinque ore di ritardo. Ma davanti alla macchina fotografica l’attrice si lascia andare, oltre i sogni più spericolati di Stern, mostrando il suo corpo senza reticenze né make up, “vestita” solo di un filo di eyeliner e di un po’ di rossetto. «Fotografare Marilyn è stato come fotografare la luce», dirà anni dopo Bert Stern, che la fotografa per dodici ore, fermandosi solo, di tanto in tanto, per riempire i loro bicchieri di champagne o di Martini. Le foto sono una dichiarazione d’amore spudorata e tenera. Sul volto della diva, passano come in un caleidoscopio emotivo, tristezza, malinconia e improvvise scariche di euforia.Non risparmia nessuno dei suoi difetti all’obiettivo, la stella così ossessionata dalla perfezione fisica da raccontare, un giorno, a Truman Capote, parlando di una signora dell’alta società newyorkese, sempre nelle classifiche delle più eleganti: «Solo a guardare le sue foto mi sento una sbobba per porci».
©RIPRODUZIONE RISERVATA