La Poesia senza fine di Jodorowsky a Teramo

21 Marzo 2018

PESCARA. Nella Giornata mondiale della poesia capita a proposito l’ultimo visionario film di Alejandro Jodorowsky “Poesia senza fine”, in programma oggi allo Smeraldo di Teramo per la rassegna d’essai...

PESCARA. Nella Giornata mondiale della poesia capita a proposito l’ultimo visionario film di Alejandro Jodorowsky “Poesia senza fine”, in programma oggi allo Smeraldo di Teramo per la rassegna d’essai Alternativa Cinema (proiezioni alle 18 e alle 21.30, info: 0861415778). Regista, attore, scrittore, poeta, fumettista, esperto di tarocchi, il maestro franco-cileno, classe 1929, autore di pellicole culto come “El Topo” (1970), “La montagna sacra” (1973) e “Santa Sangre” (1989), propone qui il secondo capitolo autobiografico dopo “La danza della realtà” (2013), cronaca della sua infanzia cilena.
Giunto alla soglia dei novant’anni, con “Poesia senza fine” Alejandro Jodorowsky racconta il suo ingresso nell’età adulta. A Santiago del Cile, negli anni Cinquanta, la famiglia del giovane Alejandrito è dominata dalla severa figura paterna, che immagina per il figlio un futuro borghese e benestante da medico. Ma il giovane, che da poco ha scoperto una vocazione per l’arte e la letteratura, si ribella al padre per tentare una strada diversa, come poeta e artista. Nel fermento della capitale cilena il ventenne Jodorowsky vive immerso nel mondo artistico e bohémien dell’epoca. A Santiago conosce Enrique Lihn, Stella Diaz, Nicanor Parra e altri giovani scrittori destinati a diventare maestri della moderna letteratura sudamericana. Circondato da intellettuali e sperimentazione poetica, vivrà una vita follemente e sensualmente libera. Intorno la dittatura di Ibáñez, con il suo seguito da circo.
Tra autobiografia, sogno, creazione filmica, “Poesia senza fine”, presentato a Cannes 2016 nella Quinzaine des Réalisateurs, non sarà forse il miglior film del maestro franco-cileno, ma ne conferma anche in tarda età l’audace vena surrealista e visionaria, sottolineata dalla fotografia psichedelica di Christopher Doyle, tra fantasmagoriche allegorie, invenzioni e lirismi che oscillano tra Méliès, Fellini, Ken Russell. I figli di A Jodorowski,, Adan e Brontis, impersonano il regista da giovane e suo padre Jaime. Cameo della danzatrice e coreografa americana Carolyn Carlson.
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