La poetica di Jan Vercruysse da Vistamare

18 Marzo 2019

“The Presence of Absence”, un’unica mostra in due sedi – Pescara e Milano – per raccontare l’influente artista visivo

PESCARA. Grandi leggii aperti sul silenzio. La grande tartaruga che cerca di arrampicarsi sulla sfera, equilibrio perfetto tra idea e bellezza. L’autoritratto fotografico dell’artista privo di qualsiasi compiacimento, sospeso sul vuoto insormontabile che separa l’arte e la vita.
La poetica di Jan Vercruysse in mostra da Vistamare/Vistamare Studio. “The Presence of Absence” inaugura nella galleria di Benedetta Spalletti in Largo dei Frentani a Pescara sabato 23 marzo; dal 27 marzo nella sede di Vistamare Studio a Milano. Un’unica mostra in due sedi per raccontare il lavoro di uno degli artisti visivi più influenti degli ultimi trent’anni. Si tratta della prima grande personale in Italia dedicata a Jan Vercruysse a un anno dalla scomparsa. Il rapporto stretto maturato negli anni con l’artista fiammingo, ha spinto la gallerista pescarese a potenziarne il racconto raddoppiando l’allestimento. Nello storico palazzetto a Pescara Vecchia, sala dopo sala la mostra presenta i cicli più importanti realizzati dall’artista : “Atopies”, “Tombeaux”, “Places”, “Chambres”.
Fotografie, stampe, sculture monumentali, installazioni spesso in bilico tra sacralità e gioco. Nella nuova, più contenuta ma dinamica sede milanese, in collaborazione con la Fondazione Jan Vercruysse e la Collezione Janssen, Spalletti ha scelto di collocare un unico specifico progetto, “La Sfera” presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1993 in rappresentanza del Belgio. Una grande scultura in bronzo che rappresenta una tartaruga che cerca di arrampicarsi su una sfera: equilibrio perfetto tra convinzione concettuale e preoccupazione estetica.
«Una mostra decisa insieme all’artista e allestita secondo le sue indicazioni», rivela Benedetta Spalletti, «Jan Vercruysse è stato uno dei primi artisti esposti a Vistamare». Poeta visuale, scultore e fotografo, l’artista di Ostenda coltivava l’idea della infinita potenzialità dell’arte. Arte non spiegata, che fosse piuttosto contemplazione spirituale ed estatica. Spesso in bilico tra sacralità e gioco, appunto, come nella ricercata ambiguità sematica dei “Tombeaux”, sculture monumentali in legno, bronzo e vetro. Dove il sostantivo francese sta a indicare la tomba/sepolcro, così come una composizione musicale o poetica dedicata a qualcuno che non c’è più.
In mostra da Vistamare a Pescara, fino a settembre, opere dagli anni ‘80 al 2010 che si dispiegano con cadenza non cronologica ma tematica, attraverso una narrazione fotografica, e raccontano la ricerca di Vercruysse per immagini. Vercruysse, presente nella scena del’arte italiana dal 1987, prima con le sue “Atopie” poi con i “Tombeaux”, nel ’92 espone per la prima volta in un museo al Castello di Rivoli. Le sue opere sono in importanti collezioni europee e americane: Tate, Londra; MoMa, New York; MoCa, Los Angeles; MhKA, Anversa; Herbert Foundation, Gent; e Van Abbemuseum, Eindhoven. Nel 2001 Vercruysse ha ricevuto il Flemish Culture Prize per le arti visive.
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