La realtà irrompe in Sala 4 con la rassegna IncontroDoc

13 Maggio 2024

Da stasera al 3 giugno a Rocca San Giovanni il lunedì è dedicato al documentario Via con “La canzone della Terra”, candidato all’Oscar come Miglior film straniero 

ROCCA SAN GIOVANNI. Fino a qualche anno fa – per darsi una data si può dire 2013, quando Gianfranco Rosi ha vinto il Leone d’oro a Venezia con Sacro Gra – la parola “documentario” era sinonimo di filmato noioso e collage di spezzoni di repertorio. Ma oggi questo filone sta raccogliendo sempre più proseliti sia davanti sia dietro lo schermo. Intanto a subirne il fascino sono i registi, che si ritrovano a misurarsi con un’arte impegnata fatta di esperimenti ben più appaganti della fiction. Perché spesso la realtà è più magica, intensa, devastante e coinvolgente della fantasia.
E sempre più ad accogliere con un entusiasmo questi film sono gli spettatori: la platea che un tempo evitava certi titoli, pensando di dover leggere sottotitoli di interviste in gaelico e combattere con il sonno inevitabile, oggi è più avvezza allo stile del film documentario, di cui apprezza la fattura, la veridicità ma, le interessanti storie. Perché dietro a ciascun documentario c’è una storia di vita vera che vale la pena raccontare: dai cult firmati Micheal Moore come Bowling a Columbine e Fahrenheit 9/11 alle storie da brividoin gioiellini del calibro di Searching for Sugar Man, Alla ricerca di Vivian Maier e The Wolfpack fino al nostrano Fuocoammare, e ancora Alberto Fasulo che ha vinto a Roma con Tir, poi Stefano Liberti, Andrea Segre, Daniele Vicari, Alina Marazzi, Pietro Marcello, Gustav Hofer Luca Ragazzi. Un richiamo che il Collettivo Cinema Sala 4 e il CiakCity di Rocca San Giovanni hanno sentito chiaro e forte, così, dopo il successo di Incontrocampo, appuntamento seguitissimo dedicato al cinema d'autore, ecco la prima edizione di una nuova rassegna: IncontroDoc, che porterà in sala, ogni lunedì, da oggi al 3 giugno, quattro documentari d'autore: quattro opere in cui il cinema esplora la realtà, in un percorso di scoperta che conduce dalla Norvegia alla Nigeria, dall’ex Unione Sovietica all’Italia. Si comincia con La canzone della Terra, documentario prodotto da Liv Ullmann e Wim Wenders, selezionato dalla Norvegia come candidato all'Oscar per il miglior film straniero. La regista, Margreth Olin, torna dopo molti anni nel suo paesino natale per rivedere i suoi genitori; il riavvicinamento alla famiglia diventa un'occasione per riscoprire anche i luoghi della sua infanzia, tra i fiordi della Norvegia, che l'anziano padre le farà esplorare nuovamente, mostrandole la fragilità e la maestosità della Natura, che come ogni essere vivente ha bisogno di essere protetta e accudita, ma ancor prima rispettata. Il 20 maggio è la volta di Kissing Gorbaciov, di Andrea Paco Mariani e Luigi D'Alife, che racconta come due giovani pugliesi, sul finire degli anni Ottanta, riuscirono a ottenere da Michail Gorbaciov in persona il permesso per portare in Italia alcune band russe, che per la prima volta si esibirono al di là del Muro di Berlino; evento che diede origine a un vero e proprio scambio culturale, portando in Unione Sovietica alcuni dei nostri gruppi rock più famosi. Un ponte fra due mondi all'epoca divisi, costruito con il linguaggio universale della musica.
Il 27 maggio è in programma Orlando, My Political Biography, esordio alla regia del filosofo e attivista spagnolo Paul B. Preciado, noto in Italia anche per la sua rubrica su Internazionale. A quasi cent'anni dal romanzo Orlando di Virginia Woolf, l'autore parte dal capolavoro della scrittrice inglese per indagare il concetto di identità di genere attraverso i volti e i corpi di 25 persone non binarie, tra gli 8 e i 70 anni, chiamate a vestire i panni del(la) protagonista, in un'ode ironica e appassionata alla metamorfosi e alla fluidità, premiata come miglior documentario al Festival di Berlino.
La rassegna si chiude il 3 giugno con Fela – Il mio dio vivente di Daniele Vicari, incentrato sulla figura di Fela Kuti, leggendario musicista africano inventore dell’afrobeat,e sulla sua amicizia con Michele Avantario, artista e organizzatore di eventi che lo conobbe negli anni Ottanta, portandolo a esibirsi in concerto a Roma.