La “regina di scacchi” in un horror ispirato da Dario Argento
VENEZIA. Thriller psicologico con venature horror, un pizzico di moda e tanti anni Sessanta nella sua forma più glamour, quelli della fascinosa swinging London, vissuta come realtà parallela a...
VENEZIA. Thriller psicologico con venature horror, un pizzico di moda e tanti anni Sessanta nella sua forma più glamour, quelli della fascinosa swinging London, vissuta come realtà parallela a quella contemporanea. Last night in Soho di Edgar Wright, che passa oggi fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, si presenta così e con il valore aggiunto di avere nel cast Anya Taylor-Joy (l'attrice protagonista di “La regina di scacchi”, nel ruolo di una cantante. A raccontare il tutto è la giovane, solitaria e timida Sandy (Thomasin McKenzie) che dalla provincia si è da poco trasferita nella capitale inglese per studiare moda e design. E questo anche per realizzare il sogno di sua madre che si è tragicamente suicidata e che gli appare ogni tanto. Un carattere visionario, il suo, che gli fa accettare poi con una certa disinvoltura il fatto che, pur seguendo un corso di moda nella Londra contemporanea, si ritrovi quasi ogni sera in quei favolosi anni Sessanta dove la sua vita si confonde con quella della scintillante cantante Eloise (Taylor-Joy), un'artista disposta a tutto pur di sfondare. Una vita parallela, la sua, che si inoltra sempre di più in un mistero pieno di sfruttamento femminile e sangue. Il film, che uscirà nelle sale italiane il 4 novembre con Universal ha nel cast anche: Matt Smith, Terrence Stamp, Diana Rigg, Rita Tushingham, Michael Ajao e Synn›ve Karlsen. Che rapporto a Taylor-Joy con il canto? «Ho sempre e solo cantato sotto la doccia: farlo sul set mi terrorizzava, ma allo stesso tempo era emozionante». Gli anni Sessanta? «Ho sempre amato la musica di quegli anni. Faccio sempre playlist per i miei personaggi: questa volta la playlist era già nel film. A me la musica a recitare, a visualizzare il film nella mente». Che dice Wright dei riferimenti di questo film? «Dei thriller psicologici adoro, quelli dei registi inglesi Michael Powell e Alfred Hitchcock, ma anche quelli dei maestri italiani come Mario Bava e Dario Argento. Sono stato influenzato dall'Occhio che uccide, un thriller del 1960 di Michael Powell, e dal cinema degli anni '60. Volevo insomma fare un film alla Dario Argento, ma ambientato a Londra».