La Sala Giochi di Filippo Graziani «Così risuscito gli anni Ottanta»

MILANO. Tre anni dopo il debutto premiato con la Targa Tenco di “Le cose belle”, Filippo Graziani torna con l'album “Sala Giochi”, in uscita oggi. Arrivato dopo due anni e mezzo di composizione e...
MILANO. Tre anni dopo il debutto premiato con la Targa Tenco di “Le cose belle”, Filippo Graziani torna con l'album “Sala Giochi”, in uscita oggi. Arrivato dopo due anni e mezzo di composizione e anticipato dal singolo “Esplodere”, il disco vede il cantautore figlio d'arte (il padre è Ivan Graziani,l’artista teramano di cui ricore nel 2017 il ventennale della morte) alle prese con una virata synth-pop che non è pura scelta sonora. «Sapevo che ci sarebbe stata dell'aspettativa dopo la Targa Tenco, allora volevo cercare un sapore unico», spiega Graziani. «L'idea era unire la mia parte acustica e cantautorale alle sonorità a cui sono da sempre affezionato». Come ricordano il titolo e la copertina con i tasselli del Tetris, il richiamo è all'immaginario anni '80: «Mi piaceva che le storie di questo disco fossero idealmente ambientate in una sala giochi, un luogo ormai romantico perché abbandonato, scomparso dall'immaginario collettivo. Era una palestra di vita perché imparavi ad avere a che fare con altri ragazzi senza la supervisione degli adulti, un pò come un oratorio ma senza l'ingombrante presenza della religione. In una società che ci bombarda di informazioni, a volte fasulle, la sala giochi mi sembra un luogo di verità, dove le cose funzionavano in modo diretto e consequenziale: metti un gettone e fai partire la fantasia».
Il richiamo agli anni '80 si dipana come tuffo nostalgico tra note e parole edificanti e serene: «Non so se il ricordo del passato sia una cura o un palliativo alla nostra psicosi collettiva, ma lo sento come qualcosa di rinfrescante». Gli arrangiamenti e la produzione artistica curati da Simone Papi con Graziani prendono parte allora a un salto nel passato, che passa dal tono delle storie così come dall'illustrazione interna di Tanino Liberatore, abruzzese di Quadri, già autore di due copertine per Ivan Graziani (I lupi e Agnese dolce Agnese) e leggenda del disegno degli anni '80: «Sono andato a tutto tondo su quell'epoca: prima ancora della musica in sé, mi hanno ispirato film come “1997: Fuga da New York” o “Mad Max” ma anche commedie di John Hughes come “Sixteen Candles”. Senza scomodare Carpenter, Moroder o Badalamenti, le loro colonne sonore a base di synth erano fighissime, mi sono rimaste impresse come i messaggi di quei film, che pure quando sembravano semplici avevano un senso di morale, distinguevano il bene dal male. Ma questo», conclude Filippo Graziani, « non è un concept album: i brani sono pezzi unici che si uniscono perfettamente come nel Tetris».
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