La visione artistica di Mario Airò in mostra alla galleria Vistamare

Sculture, tele e installazioni murali presentate in otto sale per l’esposizione “La forma si trasforma”
PESCARA. La forma si trasforma, l'affascinante universo artistico di Mario Airò torna a dialogare con le stanze della galleria Vistamare. Da domenica prossima e fino alla prossima primavera sculture, tele e wall painting del visionario artista lombardo (Pavia, 1961) sono esposte nello storico palazzotto storico in Via Largo dei Frentani 13, sede della galleria diretta da Benedetta Spalletti.
Si tratta della quarta personale di Airò nella galleria pescarese. Il titolo La forma si trasforma riprende il nome di un libro pop up per l'infanzia, dove ciò che conta è suscitare meraviglia attraverso la trasformazione dell’immagine, da geometrica a fantasiosa, un universo altro rispetto al rigore di Airò, eppure contiguo. La mostra presenta una serie di lavori dell’artista, dai più recenti a quelli storici, in dialogo con alcune opere di Giovanni Anselmo, Ettore Spalletti, Haim Steinbach e Jan Vercruysse, il cui lavoro ha avuto un ruolo significativo nel suo percorso artistico. Sono ben otto le sale interessate. Nel salone principale, cinque grandi tavole di tempera calligrafica su gesso si alternano nello spazio alle piccole tavole di radica, presentate per la prima volta in galleria, come forma di contrappunto complementare in cui la ricca elaborazione di queste ultime si relaziona al bianco quasi assoluto delle tele. Nelle altre stanze, continuano le note alla mostra, il dialogo tra opere e autori genera ambienti dalle atmosfere a volte rarefatte ed effimere, altre invece cariche di elementi attraverso un confronto che punta a evidenziare la capacità che hanno avuto i predecessori dell’artista - alcuni dei quali diventati suoi fondamentali compagni di viaggio - di portare nuova linfa, ricchezza semantica ed esistenziale alle “rotture” e aperture dirompenti che la Storia gli aveva affidato.
In questa mostra, annotano i curatori, gli elementi si articolano differentemente da un lavoro ad un altro: in alcuni è prediletto un aspetto della materia, in altri un’altra delle sue qualità. E la forma si genera a partire dall’uno o dall’altro, quasi essi fossero gli assi centrali del tornio attorno a cui la massa dell’opera gravita in attesa di autodefinirsi. La forma si trasforma, appunto.
Allievo di Luciano Fabro all’Accademia di Brera, Mario Airò ha trovato nell’Arte Povera e più in generale nell’esperienza dell’arte degli anni Sessanta i suoi primi importanti riferimenti. Nell’evolversi della sua ricerca artistica, i suoi lavori, che spaziano dalla scultura, all’installazione alle opere su carta, hanno tratto ispirazione da suggestioni di natura diversa, nate ogni volta dall’esperienza diretta con il quotidiano, la natura o ambiti culturali come il cinema, la storia dell’arte, la letteratura, la musica e la filosofia che l’artista rielabora in composizioni visionarie, essenziali e poetiche restituendo allo spettatore quelle stesse suggestioni che le hanno generate. Frutto di accostamenti intuitivi dall’apparenza leggera, talvolta casuale e sempre anti-monumentale, il lavoro di Mario Airò nasce come proiezione di un desiderio: quello di far fluire un’immagine che scaturisca spontaneamente dall’incontro con le cose. Apertura al pubblico dal 9 ottobre al 26 aprile 2023.
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