Lo Stato, il teatro e “L’arte della finzione” nella commedia di Ottaviano Taddei

AVEZZANO. Va in scena domani alle 10.30 ad Avezzano Commedia, L’arte della finzione, una nuova produzione del Teatro Stabile d'Abruzzo in collaborazione con Terrateatro di e con Ottaviano Taddei e...
AVEZZANO. Va in scena domani alle 10.30 ad Avezzano Commedia, L’arte della finzione, una nuova produzione del Teatro Stabile d'Abruzzo in collaborazione con Terrateatro di e con Ottaviano Taddei e con Cristina Cartone e Luca Settepanella. Lo spettacolo, che si terrà al Teatro dei Marsi, si ispira a un’opera fondamentale del teatro italiano, L'Arte della commedia" di Eduardo De Filippo.
«Affrontiamo questa poetica», spiega il regista Ottaviano Taddei, «perché sentiamo necessario riflettere, oggi come allora, sull'utilità del teatro nella società. La pandemia, le restrizioni pure necessarie, hanno messo in luce le mille contraddizioni di una società postmoderna dove prevalgono fortemente i rapporti virtuali. Il teatro, inteso come spettacolo dal vivo, ha pagato in prima persona; e allora, oggi, ci viene spontaneo chiederci, così come faceva Eduardo allora, se il teatro può essere ancora considerato importante per la società e, ovviamente, per ciascun individuo».
«Eppure», prosegue Taddei, «in questi mesi difficili, ci siamo ostinati a voler credere che l'arte teatrale ancora rimane un punto fermo nelle nostre vite, deve esserlo, affinché la bellezza sia sempre caposaldo della nostra società. Ma è davvero così?".
Nella vicenda, Campese è capocomico di una compagnia di attori girovaghi, rimasti bloccati in una piccola cittadina abruzzese dopo l’incendio del capannone utilizzato per dar spettacolo. L’attore si reca dal Prefetto De Caro per invitarlo a presenziare al suo spettacolo, ospitato in via eccezionale al teatro comunale. Ne nasce un vivace contraddittorio sui rapporti fra Teatro e Stato. Alla fine, indispettito, il Prefetto nega la sua presenza e offre un foglio di via. Al suo posto Campese prende, non volendo, la lista delle persone in attesa di udienza, che il Prefetto, insediato in quella Prefettura da poche ore, non conosce. In mano ai comici, la lista diventa una minaccia: quelli che si presentano, ciascuno con un caso drammatico, sono persone reali o attori travestiti?
I personaggi, colti nelle loro fragilità profonde, sempre in bilico tra finzione e realtà, provano ad uscire dalle contraddizioni che ognuno vive, ciascuno tentando di uccidere quel rospo interno, che ci toglie il sonno, rospo simbolico che rappresenta la difficoltà nel ribadire il proprio ruolo sociale di fronte alla precarietà della vita.
Le musiche originali sono di Alex Ricci, 2Moellers; scenografia e costumi Monica Galiffa, sartoria Lucia Pantoli, luci Alessandro Pediconi, scenotecnica Roberto Galiffa.