Luisa Ranieri indaga: «La mia Lolita Lobosco è moderna e non finge di essere un uomo»

«Vive con sana fierezza la sua femminilità, non finge di essere un uomo per avere rispetto, è priva di retropensieri. Ho scelto di accettare di interpretare questo ruolo perché è una figura moderna,...
«Vive con sana fierezza la sua femminilità, non finge di essere un uomo per avere rispetto, è priva di retropensieri. Ho scelto di accettare di interpretare questo ruolo perché è una figura moderna, proiettata nell’attualità, diversa dai personaggi più storici che hanno caratterizzato una parte della mia carriera (da Luisa Spagnoli a Terra Promessa). Lolita Lobosco si è fatta strada da sola è autorevole e, diciamolo, brava, ma anche dotata di grande ironia. Incontra l’universo maschile, è vicequestore del commissariato di polizia a Bari, sua città natale dov’è appena tornata per sua scelta dopo un lungo periodo di lavoro nel Nord». Luisa Ranieri è entusiasta della serie “Le indagini di Lolita Lobosco”, su Rai 1 da stasera in 4 prime serate, per la regia di Luca Miniero, che vede nel cast Lunetta Savino nel ruolo di Nunzia, la madre di Lolita, e Filippo Scicchitano in quello di Danilo, giovane e bellissimo giornalista che avrà una liaison con la protagonista nella fiction, una serie liberamente tratta dai romanzi di Gabriella Genisi (editi da Sonzogno), uno produzioni Bibi Tv e Zotoco (casa di produzione fondata da Luca Zingaretti insieme alla moglie Luisa Ranieri).
Punto di svolta nell’universo delle “poliziotte” secondo l’attrice, Lolita «con autorevolezza comanda la sua squadra ma è molto simpatica. È una single convinta, è una scelta consapevole. Tutti le fanno sempre la stessa domanda: “Come mai non ha figli?”. Lei li guarda sgomenta. Diventare madre deve essere una scelta, non bisogna sentirsi in dovere perché la società te lo impone, Lolita viene da una famiglia matriarcale è circondata da donne». «La famiglia di Lolita è molto al femminile», fa notare Lunetta Savino. «Richiama un Sud apparentemente arcaico, è invece anche Nunzia è forte e resiliente. Supporta entrambe le figlie», dice riferendosi al suo personaggio. «È molto orgogliosa di Lolita, ma non mancano i classici contrasti fra madre e figlia. Pur essendo una donna semplice, Nunzia è attenta al mondo che cambia. Questo è tipico di Bari, e della mia Puglia». Ranieri, napoletana doc, sfoggia un accento barese: «Abbiamo ingentilito il dialetto, cercando un linguaggio comprensibile a tutti e musicale». Poi rileva: «Il lavoro di ispettore non è stato limitante nella storia. Lolita avrebbe potuto essere anche un chirurgo. Le indagini sono sullo sfondo, il romanzo e la serie raccontano il personaggio, i suoi rapporti. È interessante osservare», aggiunge, «come viva la dimensione di donna single, serena di esserlo, felice di mettere i suoi tacchi come se portasse le scarpe da ginnastica, di vestirsi senza mortificare la sua femminilità. Allo stesso tempo ha una dote investigativa innata. Non ha mai avuto una storia importante, trova scuse per non impegnarsi: il lavoro, i difetti del partner, il desiderio di indipendenza. Incontra anche un giornalista più giovane di lei, Danilo (Scichitano), e nasce una liaisoni. Ma non racconto tutta la storia». assicura ridendo, «dico solo che le anime s’incontrano a prescindere dall’età. Il pregiudizio resta solo nell’ignoranza. Così come gli uomini si mettono con donne più giovani, lo stesso possono fare le donne».
Per Lolita Lobosco sono stati scelti i romanzi di Gabriella Genisi, da alcuni definita «la Camilleri di Puglia». Lei vede delle similitudini? «Con tutto il grandissimo rispetto per Camilleri, semplificare è cosa ardua. Lolita è una donna di oggi, Montalbano è quasi metafisico, appartenente a un mondo a parte, che non si può replicare, quasi fuori dal tempo, si muove in località quasi vuote. Un prodotto che ha conquistato anche il 40 per cento di share ed è amato e venduto in tutto il mondo. Detto questo lo considero un onore». E quanto al futuro, Luisa Ranieri è stata scelta da Paolo Sorrentino nel nuovo film “È stata la Mano di Dio”. «Su questo silenzio assoluto, ho una clausola nel contratto». Ma Maradona, lei è napoletana, lo ricorderà. «Non sono mai stata tifosa, avevo credo 14 anni, ma ricordo quel periodo: ha dato moltissimo, come si fa a dimenticare la luce».