Manuel racconta il film tv Rinascere: «È fedele a quello che ero e che sono»

Commare è il nuotatore colpito alla schiena per uno scambio di persona: «Il suo libro mi dava forza» Alessio Boni nel ruolo del papà Franco Bortuzzo: «È una roccia, ha pianto tre volte e di nascosto»
«Mi rende felice poter trasmettere speranza ai giovani, ovvero: se vuoi, non devi mollare, puoi farcela. Vedo nei ragazzi quando li incontro che vogliono sentirsi dire qualcosa da me. Per il futuro guardo alle paralimpiadi». È la lezione che viene da Manuel Bortuzzo, che ha rischiato di morire a 19 anni per un colpo di pistola alla schiena, per uno scambio di persona. Un agguato che lo ha privato dell'uso delle gambe, ma non del sogno di diventare un campione di nuoto.
La sua storia ha commosso l’Italia e ora rivive nel film tv di Umberto Marino “Rinascere” (prodotto da Moviheart e RaiFiction), in onda domani su Rai 1, tratto dal libro omonimo di Bortuzzo. Protagonista Giancarlo Commare nel ruolo di Manuel, Alessio Boni interpreta il padre del nuotatore, Franco; Gea Dall'Orto è Martina, la fidanzatina che era al suo fianco al momento dell’agguato davanti a un distributore di tabacchi; David Coco nel ruolo del suo mentore, il traumatologo Davide; Salvatore Nicolella è l’amico Alfonso, che dal primo momento lo sprona a reagire. Il 3 maggio Manuel ha compiuto 23 anni. «Quando ho guardato il film mi sono molto emozionato», confessa lo sportivo. «Sembrava che la storia non mi appartenesse, invece ero io. È fedele a quello che sono e quello che ero». «Ho accettato questo ruolo subito», racconta Alessio Boni, «perché quando ho visto un’intervista di Manuel mi ha colpito la sua compostezza e dignità. “Sei contento che quelli che hanno sparato hanno preso 17 anni?” era la domanda. E lui ha replicato: “Sono le circostanze che li hanno portati a compiere un atto del genere, se fossi cresciuto in quell’ambiente, in quel contesto, forse anche io avrei sbagliato qualcosa”. Per me interpretare Franco è stata una cosa formidabile. Questo padre è una roccia, mi ha confessato di aver pianto tre volte, non si è mai fatto vedere, perché se piangeva lui veniva giù tutto. È importante ricordare certi momenti e certi esempi: Alex Zanardi, Bebe Vio, Manuel. Vince la vita».
«Il libro di Manuel è stato come la mia bibbia», rivela Commare. «Mi dava forza, era come se lui fosse vicino a me. Non abbiamo lavorato di imitazione, ho visto tutte le interviste che ha fatto, ho voluto cogliere i suoi gesti, ma il libro lo tenevo sotto il cuscino, mi ha permesso di capire chi fosse veramente, è stato un viaggio intimo che mi ha toccato. Volevo rappresentare al meglio i suoi sentimenti e le sue emozioni. La scena che più mi ha segnato è stata quella del risveglio». «Ho Manuel qui davanti vivo», osserva Franco Bortuzzo, «altrimenti sarebbero stati tre anni che porto fiori sulla sua tomba». È la notte del 2 febbraio 2019. Manuel, giovane promessa del nuoto, viene colpito alla schiena da un proiettile per uno scambio di persona. Le immagini di quella notte, riprese da una telecamera di sorveglianza le conosciamo tutti. Poi la corsa in ospedale, le operazioni e, una volta scongiurato il pericolo di vita, la diagnosi: lesione midollare completa. Quindi la sedia a rotelle, la riabilitazione, il sorriso di Manuel, nonostante l’assurdità di quello che gli è accaduto.
E sopra ogni altra cosa la forza che ha dovuto trovare dentro di sé, gli insegnamenti che ha saputo riconoscere anche in questa vicenda, la determinazione dello sportivo e del ragazzo speciale che ha dimostrato di essere. In questi mesi il pubblico lo ha visto anche al Grande fratello Vip, educato, generoso. «Ho deciso di scrivere il libro cavalcando l’onda di quello che provavo dopo l'incidente», spiega. Dopo che è stato al Gf Vip si è molto parlato della fine della sua storia con Lulù Selassié, e lui ribadisce: «L’esperienza nel reality è stata una sfida, un viaggio interiore molto sentito, mi sono tuffato nei ricordi, un valore aggiunto. Quanto al clamore è ovvio che chi ha seguito si è affezionato. Vede tutto in un mondo, rimane una parentesi bellissima che non è riuscita a trovare riscontro nel quotidiano».