Maria non tradì La strana genesi de L’Innocente

30 Marzo 2015

D’Annunzio scrisse il romanzo pazzo di gelosia ma ora il Dna rivela che Veniero era suo figlio

PESCARA. Il 22 settembre 1887, mentre d’Annunzio era a Venezia con l’amante Barbara Leoni, la moglie Maria Gallese, da Roma, gli diede la notizia della nascita del loro terzogenito. Per nulla scomposto il poeta le telegrafò di chiamarlo Veniero, in onore dell'ammiraglio veneziano Sebastiano Venier.

Quel figlio, però, non ricevette il calore del padre, perché, nell’estate del 1888, per tacitare i pettegolezzi sulla sua relazione con Barbara Leoni, d’Annunzio si recò a Francavilla al Mare ospite dell'amico Michetti. Il primo novembre 1889 poi lo scrittore abruzzese tornò a Roma per prestare il servizio militare. Il 6 giugno 1890, proprio durante il servizio di leva, ci fu un tentativo di suicidio da parte della moglie. Quel giorno, infatti, Maria Hardouin D'Annunzio, dei Duchi di Gallese, stanca di miserie e di amarezze, ma principalmente perché rimproverata dal marito di tollerare la corte di diversi spasimanti, tra cui quella di Vincenzo Morello, si gettò da una delle finestre dell’appartamento di via Piemonte 1. Maria Gallese, che all’epoca aveva 22 anni, era al corrente che la giornalista napoletana Olga Ossani era stata l’ispiratrice del Piacere e che la relazione con il marito era durata circa un anno. Era consapevole, inoltre, che, sebbene tale amore fosse già terminato, il marito coltivava, oltre a Barbara Leoni, altre relazioni; non era da meravigliarsi, quindi, se anche lei, sentendosi trascurata, avesse ceduto alle lusinghe di uno dei tanti corteggiatori.

Tra le discordanti versioni di chi fosse il padre di Veniero vi è un documento trovato tra le carte della segreteria privata del Duce dove si legge: «Veniero, però, malgrado porti il cognome di d'Annunzio, è il frutto di una relazione adulterina della Gallese col defunto senatore Vincenzo Morello-Rastignac; cosa nota al Poeta che perciò si distaccò dalla moglie Donna Maria Gallese, bollando questo tradimento in uno dei suoi libri migliori e più diffusi: L'Innocente».

Dopo la dimissione dall’ospedale, Donna Maria lasciò l'abitazione di via Piemonte e andò con i figli Mario, Gabriellino e Veniero ad abitare in piazza di Spagna, mentre il poeta trovò un monolocale in via Gregoriana. La divisione fu, da quel giorno, definitiva e donna Maria si rassegnò a vivere separata dal marito, pur mantenendo i contatti per le questioni inerenti alla famiglia.

Perché rinfrescare il tumulto delle passioni adulterine del Vate? Perché proprio queste passioni ci portano diretti all’affaire “Dna d’Annunzio” di recente scoperta, che grazie alle considerazioni dello studioso e scrittore Franco Di Tizio – da anni impegnato a portare la giusta luce nelle secrete della vita del poeta pescarese – assume importanza inedita. «Il 14 marzo 2015», spiega Di Tizio, «tutti i quotidiani hanno riportato la notizia che era stato estrapolato il Dna di d’Annunzio da materiale biologico trattenuto in un fazzoletto conservato nella cassetta di sicurezza dell’Archivio generale del Vittoriale. I reperti, sottoposti a esami approfonditi, avevano rivelato la presenza di tracce biologiche, in seguito prelevate dai Ris e confrontate con il Dna estratto dal tampone salivare di un pronipote del Vate, Federico d’Annunzio.

Essendo Federico nipote diretto di Veniero si deduce, contrariamente a quanto aveva creduto il poeta, che era figlio suo e non di Morello o del Conte Maffeo Sciarra, anch’egli tra i sospettati. Questa notizia, però, ha una valenza ben più importante; L’Innocente, infatti, uno dei romanzi di d’Annunzio tra i più celebri, non sarebbe mai stato scritto se lui non fosse stato incerto sulla fedeltà della moglie.» La scoperta del Dna dannunziano apre, inoltre, un altro scenario: la nascita del suo quinto figlio, Gabriele Cruillas, avuto da Maria Gravina! Questa volta il Poeta si rifiutò di riconoscerlo, affermando che il padre era Rocco Pesce. Nel 1978, Piero Chiara e Raffaele Tiboni, nei loro scritti per il quarantennale della morte del poeta, riportarono candidamente la notizia, che, però, irritò Crocetta Cruillas, figlia di Gabriele, che li denunciò perché, a suo dire, il padre era figlio indiscusso di d’Annunzio. Chiara comunicò di aver preso atto della dichiarazione della donna, mentre Tiboni affrontò il processo, che giunse sino alla Corte di Cassazione. la quale, però, non si pronunciò poiché mancavano le prove.» Con la scoperta del Dna, ora, le prove ci sono.

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