McCartney, 80 anni in tour per la leggenda dei Beatles che non vive di nostalgie

Sir Paul è negli Stati Uniti con “Got Back”, titolo del documentario sulla realizzazione di “Let It Be” di cui lancia immagini sul palco
Ieri ha compiuto 80 anni. E proprio come i suoi antichi amici rivali Rolling Stones (Jagger e Richards li celebreranno l’anno prossimo) festeggia il compleanno in tour. Fedele alle promesse, Sir Paul McCartney è negli Stati Uniti con “Got Back”, la sua nuova serie di concerti che ha un titolo quasi inevitabile: da una parte indica il ritorno al live dopo la pandemia, durante la quale ha inciso “III”, il suo ultimo album solista, dall’altra gioca con “Get Back”, il titolo del formidabile, e per certi aspetti sconvolgente per bellezza e profondità di scoperte, documentario firmato da Peter Jackson sulla realizzazione di “Let It Be”. Nessuno, né i fan né tantomeno “Macca”, può oggi riflettere sui Beatles senza pensare a quelle immagini: e infatti nei suoi concerti Paul ne fa proiettare alcuni spezzoni fino a lanciarsi, segno che il tempo lenisce ferite e dolori, in un duetto virtuale con John Lennon su “I Got A Feeling”.
E già: ancora i Beatles. E come non potrebbe essere così? E pensare che si sono sciolti nel 1970, quando McCartney aveva 28 anni e aveva già fatto quello che probabilmente non è riuscito a nessun altro nella storia della musica popolare: cambiare il mondo. Tra quella data che ancora fa soffrire i fan e oggi sono passati 52 anni durante i quali Paul ha costruito una carriera che gli avrebbe fatto guadagnare comunque un posto nella storia. Ma i Beatles sono e rimarranno una vicenda a parte, una magia della storia, irripetibile. Per suonare dal vivo le canzoni scritte con Lennon, McCartney ha aspettato lo scioglimento dei Wings e l’indimenticabile tour mondiale, a cavallo tra il 1989 e il 1990 che regalò ai fan la meraviglia di quelle melodie suonate con una super band made in UK. Trent’anni dopo eccolo ancora in tour con l’energia per suonare 36 brani e sventolare la bandiera dell’Ucraina. Anche dal punto di vista dell’impegno non si è mai tirato indietro: è vegetariano, in prima fila con il movimento per la cancellazione del debito dei Paesi del Terzo Mondo e per rendere obbligatorio l’insegnamento della musica nelle scuole. Particolare non trascurabile è anche uno dei musicisti più ricchi del mondo. Al di là di una salute invidiabile, la sua forza è stata non rimanere prigioniero dei Beatles: dopo i primi anni in cui ha tentato in qualche modo di distaccarsene, ha semplicemente preso coscienza di essere un personaggio unico ed è andato avanti affrontando progetti diversi, comprese composizioni di musica colta o per film, mantenendosi vitale e inserito nel presente grazie alla musica e al suo immenso prestigio personale. Se tra un concerto e l’altro avrà il tempo di pensare a fare qualche bilancio il peggio che gli potrà capitare è sentire qualche puntura di nostalgia. Per il resto sarà solo l’ennesima occasione per guardare alla sua storia di ragazzo di Liverpool che cresce nel dopoguerra e con tre amici attraverso la musica cambia per sempre il significato dello scrivere canzoni, attraversa il ’900 e si gode il 21° secolo con una meritata fama di leggenda. Difficile poter chiedere di più al destino.