«Mi sono tuffato nel pulp da censura con Cobra non è»

L’attore pescarese di Paz e Shooting Silvio: «Una crime comedy che diverte come Tarantino»
PESCARA. Unacrimecomedyconelementipulp per l’ultima fatica di Federico Rosati, eclettico e vulcanico attore abruzzese che nei ruoli che interpreta si infila anima e corpo tirando fuori tracce impresse nella memoria di personaggi dalle singolari caratteristiche incontrati anche nelle scorribande notturne «tra le luminarie di viale Pindaro», sulla spiaggia e il lungomare d’inverno della sua Pescara.
Il film s’intitola “Cobra non è”, è in proiezione su Amazon Prime causa chiusura dei cinema per la pandemia ma andrà nelle sale «appena possibile» con la 102Distributionin 160 copie ed è stato acquistato da Sky. La regia è di Mauro Russo, giovane regista salentino che per questo esordio si cimenta in unconnubio tra stile crudo – con echi e dichiarate citazioni al cinema di Tarantino e ai riferimenti italiani dell’oramai osannato b movie del regista hollywoodiano – e la scenamusicalerap, ma senzamaientrarcidentro. La musica è solo un piccolo rumoredicontornoche non viene mai citata «perchéallafine è la fama a rovinare sempre tutto», si legge nelle note di regia. E così ecco la partecipazione di Elisa, Max Pezzali, Clementino, Tonino Carotone, Il Pancio, Enzuccio . La storia si sviluppainuna notte e racconta di Cobra (GianlucaDi Gennaro – Jeeg Robot, Gomorra la serie tra i tanti) e Sonny (Federico Rosati), rapper e manager cresciuti nel degradodichissàqualeperiferia, che hanno trovato negli anni il loro riscatto attraverso la musica.Per risollevarsi da un imminente fallimento, dopo anni di successi, Sonny, all’insaputa del suo assistito,ottiene un appuntamento con una casa discografica e riesce a convincere il capo della major di una fantomaticacollaborazione di Cobra con uno dei dj producer più richiesti: Lazy B. Che prima accetta di entrare in sala di registrazione, ma all’ultimo momento cambia idea: vuole più soldi. Si innesca una girandola di equivoci, peripezie, violenze, eccentrici personaggi che tornano dal passato. Ed ecco anche la chicca da cinefili d’antan. Il maestro Ruggero Deodato (regista cult diCannibal Holocaust) ha realizzato una scena inedita di tortura, omaggio al cinema di genereitaliano degli anni '70 e '80 tanto amato da Tarantino: nel film sono state inserite solamente alcune sequenze poiché la scena per intero è presente solo nella versione integrale.
Federico Rosati, come è il suo Sonny?
Sonny è un motore sempre in movimento, se si ferma sono disastri, è generoso, ha un grande cuore, ha cresciuto e accompagnato in tutti i suoi sogni Cobra, insieme vanno a rubare per iniziare la carriera, che ha un suo apice e un declino, ma lui è sempre di buon umore, con i suoi eterni occhiali scuri inforcati vede oltre la notte, quelle lenti sono la sua maschera, sembra un cervello vuoto ma è molto smart. È fragile, se si fermasse si vedrebbe, e non ce la fa, è sempre su di giri non perché pippa, ma per tirare avanti.
“Cobra non è” ha un bakcground ampio che cattura le nuove generazioni ma anche un pubblico sulla cinquantina.
Sì ci sono tante citazioni dichiarate che sono una guduria per chi ama il genere, e penso alla scena “censurata” di Deodato in primis, un regista e sceneggiatore partito dai poliziotteschi e che si è affermato con pellicole horror, in particolare di genere cannibal, divenendo noto per il contenuto estremo dei suoi film, che gli hanno portato numerosi problemi con la censura e gli hanno procurato il soprannome di Monsieur Cannibal. Ha influenzato registi come Oliver Stone, Tarantino e Eli Roth e il filone in Cobra prosegue, avvicinandosi poi a quello di Jeeg Robot. C’è un ritorno ai film di genere, questo si accosta anche alla crime comedy, regalando risate, puro intrattenimento, non vuole insegnare nulla. Di qui l’ampio target di cui diceva.
Lei ha lavorato nel film “Paz”, su Andrea Pazienza, un artista che ha studiato ed è nato artisticamente nella sua stessa Pescara, anche se lei è di una generazione più giovane le vostre strade si erano mai incrociate?
Assolutamente sì. Mio fratello più grande, Francesco, aveva tutti i suoi albi e io me ne sono cibato. Quando mi hanno contattato per il film, ero a Bologna, io sapevo tutto di lui e sono stato entusiasta. Sono arrivato “tardi” come età per conoscerlo, conoscevo Piergiorgio Paolinelli, figlio del suo insegnante, abitavo vicino, ma Paz è entrato nel mio cuore fin dall’inizio
Lei fa un cinema che le piace fare?
Ho fatto tante cose, serie tv come Ris - Distretto di polizia, L’Onore e il Rispetto, Il Giovane Montalbano, e cose diversissime, lo scorso hanno ho lavorato in Youtopia, di Berardo Carboni con Matilda De Angelis, film con una parte onirica e grottesca. Voglio dire che in realtà credo molto nella legge dell’attrazione, credo che ognuno si costruisce la propria rete di densità elettrica e così attiro questo genere di film, film che hanno una cifra stilistica particolare.
Con quali attori e registi le piacerebbe lavorare?
Con un attore che è anche un amico carissimo, Edoardo Pesce, cono lui c’è più di un progetto; col grande Elio Germano, con il quale finora ci siamo sfiorati. Per la regia dico Edoardo de Angelis uno tra i migliori della generazione nuova. E poi innegabilmente Paolo Sorrentino. Che film le piacerebbe aver interpretato?
Uno sicuramente è Toro scatenato, mi piace ingrassare, dimagrire, ho preso 11 chili per Sex Cowboys. Sì mi piace entrare nei personaggi fisicamente, devo mangiare come mangia il personaggio, parlare come lui secondo il regista. Un esempio che mi viene è Gian Maria Volontè: anche se il cinema politico non mi interessa, Volontè ha interpretato anime. L’attore deve essere rivoluzionario sullo schermo, mostrare la dualità che c’è nell’uomo. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è perfetto in questo senso, anche il Toni Montana di Al Pacino in Scarface.
Programmi?
Ho girato in lockdown nel mio appartamento Feic – Fonti eminenti inconfutabili, il primo corto in remoto, il regista è Gianluca Manzetti, di lui certamente sentirete parlare. E ho un progetto di un nuovo film di Berardo Carboni, anche lui di Pescara, ci conosciamo da 31 anni, ormai quasi un fratello, sono il suo attore feticcio dopo Shooting Silvio.
Insomma la quarantena non l’ha fermata. Dove l’ha passata a Roma o a Pescara in famiglia?
A Roma, sempre chiuso in casa, ma non mi è cambiato molto, ho sempre letto tanto e mi sono sempre dato spazio per me. Ma i miei mi sono mancati, mio padre, mia madre mia nonna... li ho rivisti lo scorso fine settimana, sono venuti loro da me.
Ha un legame ancora forte con Pescara e l’Abruzzo?
Purtroppo torno poco, ora manco da Natale. Le strade, le luminarie, il mare... sì ci penso qualche volta. Ho ancora qualche amico, ma la vita è qui, in questo mio mestiere gli amici poi sono quelli con cui condividi il lavoro.
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