Milani, Albanese e Raffaele: un tour nei luoghi del film

Regista e attori ieri a Pescasseroli con “Un mondo a parte” Domani le tappe a Montesilvano, Chieti Scalo e Spoltore
PESCASEROLI. Il regista Riccardo Milani conquista nuovamente l’Abruzzo e gli abruzzesi. È stato accolto con grande entusiasmo, durante la sua presentazione ieri a Pescasseroli, il nuovo film Un mondo a parte, girato e ambientato proprio tra i borghi innevati della nostra regione. A fare da cornice alla pellicola, che vede protagonisti Antonio Albanese e Virginia Raffaele, sono stati infatti Opi, la frazione Sperone di Gioia dei Marsi e L’Aquila, tra cervi, lupi e tormente di neve. Scenari che anche oggi torneranno sul grande schermo dei cinema abruzzesi dove saranno proprio l’attore protagonista e il regista a introdurre il film, salutando il pubblico in sala.
Si parte alle 18,45 al The Space di Montesilvano, per poi proseguire alle 20 all’UCI Luxe Megalò di Chieti Scalo e chiudere al Multiplex Arca di Spoltore con due proiezioni, alle 21 e alle 21,15.
La storia della commedia firmata dal cineasta, che in Abruzzo ricopre anche il ruolo di direttore artistico del Flaiano Film Festival, è quella del maestro elementare Michele Cortese, interpretato da Albanese che, dopo quarant’anni di insegnamento nel caos di Roma, si trasferisce in un piccolo paese del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Su sua richiesta, l’insegnante riesce a farsi assegnare la cattedra all’Istituto Cesidio Gentile detto Jurico, dove ad attenderlo saranno una tormenta di neve e la vicepreside Agnese, impersonata da Virginia Raffaele. Il maestro si troverà alle prese con un'unica pluriclasse, composta da bambini dai 7 ai 10 anni che lo aiuteranno a superare la sua inadeguatezza metropolitana in un borgo montano. Ma la sfida più grande, da vincere insieme alla vicepreside, sarà quella di evitare a tutti i costi la chiusura della scuola per mancanza di iscrizioni. Dopo aver raggiunto la sua stabilità, infatti, il maestro Cortese e la sua superiore riceveranno la terribile notizia che la scuola a giugno chiuderà i battenti. Da lì inizierà una vera e propria corsa contro il tempo per evitare questa circostanza con qualsiasi mezzo a disposizione. Una commedia che, dunque, parte dal drammatico tema dello spopolamento dei borghi montani. «Una delle immagini di partenza per raccontare questa storia è stata la scuola abbandonata di Sperone», ha spiegato Milani in merito alla location di Gioia dei Marsi. «Conosco bene quel paese perché in questi territori si evoca sempre. È un paese abbandonato, un paese che ha avuto una sua storia, dove c’era una scuola e una comunità. E poi, dopo un po’, la scuola ha chiuso, la comunità è sparita e Sperone è diventato quel gruppo di ruderi che si vede nel film. Per quello che mi riguarda c’è una malinconia straziante, per cui sono partito da un’immagine drammatica. È vero che a tutto ci si abitua, ma come dice il personaggio di Agnese nel film, cerco di non abituarmi alle cose brutte». «In Abruzzo ci sono venuto per caso inizialmente da bambino», ha detto ancora Milani, «e c'era questo aspetto favolistico tra animali e ruscelli. E tutto questo a soli 150 chilometri da Roma e, soprattutto, c'era un altro modo di affrontare la vita».
Dello stesso avviso anche il protagonista Antonio Albanese, ieri a Pescasseroli, durante la singolare premiere con tanto di banda e tappeto verde con orme d'orso. «Qui riscopri il silenzio, le persone per bene, gli arrosticini, ti aumenta anche il colesterolo e scopri, ancora una volta, che l'Italia è il paese più bello del mondo». E aggiunge, «Riccardo tratta argomenti importanti e necessari con nobile leggerezza, ironia e garbo. Non cerca un cinema forzatamente estetico, ma un cinema umano che parla agli esseri umani, in modo onesto e vero».
«Non ho mai frequentato la montagna», confessa inveceVirginia Raffaele, «ma nel caso di questo film devo tutto alle persone che ho incontrato in questi posti che hanno creato una vera magia che mi ha cambiata. Così, per fare solo un esempio, nel week end ho preferito restare qui piuttosto che tornare a Roma. In montagna si sta davvero bene tra questa comunità ruvida, ma avvolgente».
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