Nella Valle del Chiarino verso il rifugio Fioretti

21 Maggio 2017

Qui la natura parla di acqua e ne conserva il suono e il sapore

Le valli dei monti d’Abruzzo parlano di storia e narrano racconti. Vi si sono incontrati pastori e briganti, paesani e marchesi.
La valle del Chiarino nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga si estende nel bacino idrografico dell’omonimo fiume. È delimitata dai monti più belli: a sud dal Monte San Franco, Monte Jenca e Pizzo Camarda fino alle Malecoste che ad est, con la loro stupenda cresta, arrivano alla sella del Venacquaro e poi a quella del Corvo per raggiungere la cima di quest’ultimo che poi costeggia a nord l’altro lato della valle. E poi c’è il bosco di Chiarino sul versante settentrionale della Montagna di San Franco.
La Valle del Chiarino parla, come le altre valli e ci racconta dei Marchesi Cappelli e dei loro investimenti, della pastorizia e dell’erba buonissima , dei mulini che macinavano le bacche di faggio. Parla del popolo di Arischia che lottò per riavere i suoi territori. E poi la Valle del Chiarino parla di acqua e ne conserva il suono e il sapore che accompagnano l’escursionista dalla diga di Provvidenza fino su a 2000m dove sgorga fredda e felice.
Sulla strada statale 80 si prende la carrareccia che attraversa la diga di Provvidenza e si percorrono i primi 6 km parcheggiando nei pressi della Masseria Cappelli. Si continua a piedi sulla piacevole strada sterrata che tocca la captazione dell'acquedotto del Chiarino, supera una sbarra e continua in una splendida faggeta. Il bosco dirada, si sale accanto a un'area attrezzata e si continua a mezza costa sul Piano del Castrato, dominato dagli speroni rocciosi del versante sud-occidentale del Monte Corvo, fino ad arrivare al rifugio Fioretti (1503 metri, 45 minuti).
Sulla destra i ruderi della Masseria Vaccareccia e un grande fontanile. Si continua poi per evidenti tracce e si arriva al magnifico terrazzo erboso dello stazzo di Solagne con un piccolo rifugio aperto (1697 metri, 45 minuti dal Fioretti). Su questa bella radura erbosa si conservano i resti di muri a secco e di vecchi capanni di pietra. D’estate è il regno degli spinaci selvatici.
Proprio di fronte si apre la conca sommitale della Valle del Chiarino: sulla destra appare il ripido versante settentrionale del Pizzo di Camarda, a sinistra il Monte Corvo imponente.
Si segue il sentiero sulla destra che dopo un’ampia curva scavalca il torrente e lo risale. Voltandosi indietro la valle appena percorsa appare immensa e laggiù il Lago di Campotosto sembra essere la prosecuzione del profumo dell’acqua del Chiarino. La salita è lunga, lunghissima, la valle si stringe e si scorge lontana la sella del Corvo, quasi inarrivabile. Vi si giunge dopo circa 3 ore dalla partenza e tutta la fatica scompare dinanzi ad una delle più commoventi visioni dell’appennino. Sotto i piedi, quasi a picco, la valle del Venacquaro, fatta di infiniti dossi , poi la Sella dei Grilli dove a Sud spicca il Monte Cefalone e a nord il principe del Gran Sasso, il Pizzo d’Intermesoli, dietro il Corno Grande fa capolino.
Mi sono sdraiata su quella sella ed ho sentito la musica silenziosa dei monti. L’ho ascoltata a lungo e ho accordato la mia anima.
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