Nelle sale arriva “Aline” una favola popolare ispirata a Celine Dion

18 Gennaio 2022

Il film biografico è diretto e interpretato da Valerie Lemercier La commedia punta a raccontare l’umanità che c’è dietro la star

Una bella favola popolare che alla fine commuove perché ispirata, seppur con molte libertà, alla vita di Céline Dion che, oltre al talento, ha avuto un’esistenza complicata e un po’ da Cenerentola.
Ma non solo questo: “Aline. la voce dell'amore”, di e con Valérie Lemercier, dal 20 gennaio al cinema con Universal e Lucky Red, è oltre che un singolare omaggio alla pop star da parte di un’artista nota in genere per la sua ironia, soprattutto il ritratto di una persona comune, come tante, che ha avuto coraggio e successo. Per quanto riguarda quest’ultimo c’è poco da dire: è l'artista canadese che ha venduto più dischi di tutti (200 milioni di copie in tutto il mondo) e con un patrimonio stimato in oltre 450 milioni di dollari.
Ma in questo ritratto romanzato e melò della vita di Céline Dion, con la Lemercier nei panni di Aline Dieu, cantante canadese che diventa superstar internazionale, c’è poi il grande coraggio di quelli che sono i tre veri protagonisti di questa commedia drammatica francese: la stessa Aline/Celine, la madre Sylvette (Danielle Fichaud), motore del successo della figlia, e il suo manager Guy – Claude (interpretato dall’attore canadese Sylvain Marcel), grande amore da lei sposato contro tutto e tutti: quando si incontrano la prima volta lei ha 12 anni e lui 38. Infine, sul fronte fiaba tanti sono gli elementi che parlano in questo senso. Intanto la sua famiglia cattolica e molto semplice composta da 14 figli; il fatto che a soli 12 anni Celine scrisse la sua prima canzone, “Ce n’était qù’un rêve” grazie all’aiuto del fratello Michel e della madre e, infine, il suo stesso esordio artistico.
Ovvero l’invio di una sua cassetta registrata al discografico René Angélil che, colpito dalla sua voce, la invita subito nel suo studio, le dà una matita dicendo: «Immagina che sia un microfono, ora canta come se fossi in uno spettacolo esaurito in ogni ordine di posti». Lontana da ogni agiografia, ma piuttosto nel segno di «sono una persona ordinaria», la biopic della Lemercier, già al Festival di Cannes fuori concorso, punta all’umanità che c’è dietro la star. E lo fa dagli inizi fino all’Oscar per “My heart will go on” del film “Titanic”. «Sì è vero, c’è tanta tenerezza nei personaggi di questo film, è un po’ come se fosse la mia stessa famiglia», dice la regista-attrice.
«Celine Dion, che non ha visto il film, è in fondo una donna ordinaria. Di lei mi hanno colpito i suoi primi tempi, sono davvero fantastici e anche la sua storia d’amore perché questo è anche e forse soprattutto un film d’amore». Il fatto che Lemercier, con una scelta discutibile, abbia interpretato lei stessa il ruolo di Aline da bambina (ha usato il suo viso parzialmente camuffato su un corpo infantile) la regista lo spiega così: «Non volevo che qualcun altro interpretasse questa bambina con i denti storti e troppi capelli. Volevo farlo io, in modo che quando si trasforma in una giovane donna più carina, funziona meglio. Se avessi scelto tre o quattro attori per interpretarla in età diverse, non sarebbe stato lo stesso. Inoltre, i bambini», dice scherzando, «possono lavorare solo una quantità limitata di ore al giorno, mentre io ne faccio diciotto».