“Obelòs”, il thriller di Martocchia intorno a una poesia violata

PESCARA. “Obelòs” – parola greca che nell'antica scrittura indica la barra, usata per espungere o cancellare una parte – s'intitola il nuovo delizioso romanzo (che reca come sottotitolo: “Il segreto...
PESCARA. “Obelòs” – parola greca che nell'antica scrittura indica la barra, usata per espungere o cancellare una parte – s'intitola il nuovo delizioso romanzo (che reca come sottotitolo: “Il segreto di Demetrio”, edito da RCE, 2015, p. 92, € 12) di Giuseppe Martocchia, latinista e grecista di Popoli, il cui amore per le materie a lungo insegnate nei licei di Roma e di Sulmona è palpabile in ogni pagina.
C'è Omero al suo primo studio filologico, ricchissimo di scolii e note, fattone, al tempo di Cleopatra, dagli alessandrini. C'è l'uso politico dell'esempio di buon governo di Alcinoo sui Feaci, che i Tolomei, sovrani del millenario Egitto ormai romanizzato, agli albori del principato, si sforzano di strappare all'opera, quasi invocando per sé dall'Odissea la legittimazione di cui Ottaviano investirà Virgilio con l'Eneide.
C'è sullo sfondo l'inquietante mito di Odisseo o Ulisse, il polytropos apportatore di scienza ma anche, per ybris intellettuale, di sciagura sui luoghi da lui toccati. E' c'è un mistero, soprattutto, che coinvolge il filologo Aristarco di Samotracia e il giovane Demetrio, riguardo ad alcuni versi. Qualcuno è infatti intervenuto sull'originario testo omerico, alterandolo, violandolo, inserendovi, con irridente e feroce sagacia, qualcosa d'impossibile. Alla corte di Alessandria (faro culturale per la sua biblioteca e centro di studi del mondo antico) “Obelòs” si scatena dunque come un giallo di 2000 anni fa, che vede quest'irrisione dei modelli di buon governo contrastare con la ragion di stato, la quale mieterà le sue vittime; sino a tornare alla luce, 2000 dopo, tra le mutile pagine di un libro, stampato a Trebisonda nel 1741, scovato da un professore. E' un giallo filologico, questo, che porta echi – per fortuna meno eruditi e più fluidi – de “Il nome della rosa” di Umberto Eco e forse, più ancora, per l'aspetto filologico magistralmente tratteggiato e risolto in elemento di trama da Martocchia, de “L'ultimo dei Vostiachi” di Marani. Un thriller sulla violazione di un testo di poesia antica, possibile? Sì. Teso e coinvolgente, che non si fa lasciare fino all'ultima pagina: perché dal passato può levarsi un'incontenibile forza eversiva del presente. Di “Obelòs” domani 5 novembre, alle 17.30, alla Provincia di Pescara parleranno l'autore e Carmine Ciofani, presidente dell'associazione Numerozero, con l'editore Riccardo Condò. Reading di Mario Massari.
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