Oliva con “Caprò” apre L’arte non si ferma
L’attore e regista pescarese ha adattato il monologo di Mambella: «È stato bello tornare in teatro per fare le riprese»
PESCARA. Il progetto #lartenonsiferma del Teatro Stabile d'Abruzzo parte questa sera alle 22.30 sul canale 10 di Rete8, con “Caprò”, spettacolo record del Teatro Immediato per numero di recite e consensi, che giusto il 25 febbraio 2016 debuttava al Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara. Cinque anni di repliche e il desiderio quanto mai forte di «tornare a respirare la polvere del palcoscenico in attesa dell’abbraccio con il pubblico». Non sta quasi nella pelle Edoardo Oliva, interprete e regista dello scalpitante monologo scritto da Vincenzo Mambella. Un progetto, produzione Teatro Immediato e Tsa, ideato e diretto dall’attore e regista pescarese, Oliva, protagonista assoluto di questa prova d’attore che nel lustro appena trascorso si è saputo distinguere nello scenario nazionale dei nuovi linguaggi della scena contemporanea.
Dedicato «a quelle vite fuori dal cono di luce, che nell’ordinario attraversano la complessità dell’esistenza« “Caprò” trasporta lo spettatore nello smarrimento di un uomo, una solitudine. Un contadino di fine Ottocento che si agita su un fazzoletto di terra con i pochi oggetti che scandiscono la sua vita. Su quel pezzo di terra si compie il suo vero naufragio in attesa di quello che lo consegnerà alla storia, l’affondamento del transatlantico Utopia con il suo carico di emigranti italiani, perlopiù contadini di cui alcuni abruzzesi. Un lavoro intenso che nel tempo (un'ora) dato dalle nuove esigenze televisive non ha perso pathos né grinta. «Certamente il teatro fatto a teatro è l'ideale», premette Edoardo Oliva, «per quanto il mezzo televisivo può dare più respiro rispetto al teatro in streaming. È stato bello tornare in teatro per fare le riprese», racconta poi l'attore, «manca però quella vibrazione erotica, la sensualità del rapporto con il pubblico che è elemento insostituibile del teatro, vibrazioni emotive che quando si innescano (si spera) rappresentano il collante che unisce attore e spettatore ogni volta. In questo momento ci si nutre di quello che si ha: il tuo personaggio, il testo, il palcoscenico, luci e polvere che ti permettono di ricreare una suggestione. Nel caso di Caprò», dice ancora Oliva, «i temi trattati sono talmente universali che non dubito molto venga restituito dal mezzo televisivo. Sono contento della sintonia che si è creata con lo staff che ci ha assistito al Tosti , con Vincenzo Olivieri che ha curato l'adattamento, la collaborazione della Compagnia dell'Alba e del Comune di Ortona».