Omaggio a Marchetti l’artista pescarese eclettico e stimolante

TERAMO. Una frase di Arcimboldo, «Vario son da me stesso», era una sorta di motto per Antonio Marchetti, l’architetto e artista pescarese al quale è dedicata l’ampia retrospettiva ambientata a Teramo...
TERAMO. Una frase di Arcimboldo, «Vario son da me stesso», era una sorta di motto per Antonio Marchetti, l’architetto e artista pescarese al quale è dedicata l’ampia retrospettiva ambientata a Teramo nelle sale de L’Arca-Laboratorio per le arti contemporanee.
E di quella frase il curatore Umberto Palestini, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, amico di Marchetti dai tempi dell’università a Pescara, ha fatto il titolo della mostra, perché proprio nella varietas sta la cifra dello sguardo e della ricerca estetica dell’autore. Una ricerca iniziata negli anni Settanta e interrotta dalla morte prematura, avvenuta il primo agosto 2013, a 61 anni. La retrospettiva antologica nella galleria civica di largo San Matteo, che attraverso una sessantina di opere ripercorre esemplarmente la produzione di Marchetti dalla metà degli anni Ottanta fino alle creazioni recenti, è stata inaugurata il 31 ottobre alla presenza della moglie dell’artista, Virginia Cardi. La retrospettiva resterà allestita fino all’8 dicembre. Correda la mostra il catalogo edito da Baskerville, con testi critici ai Alberto Boatto, Marco Biraghi, Alberto Cassani, Stefano Levi della Torre, e del curatore Palestini, che scrive: «Antonio Marchetti sfugge a qualsiasi definizione. Potremmo considerarlo un eclettico per eccellenza, un artista-intellettuale in cui il pittore, lo scultore, lo scrittore, l’editore, convivono in modo singolare; l’esempio di un autore che non rinnega la parola e non si rifugia nel mutismo per lasciar parlare le opere, secondo una vecchia concezione estetica. Tutta la sua attività sta a confermare la capacità, grazie al dono dell’ironia, di spaziare in campi d’indagine diversi, con risultati sempre efficaci e originali».
L’ironia, una leggerezza densa di significati e l’eclettismo curioso caratterizzano le creazioni presenti in “Vario son da me stesso”, che si presenta come una mostra colorata, divertente (ma non senza inquietudini, come nel dipinto “Psiconavigante” o nella serie “Campi”), articolata tra dipinti, disegni, oggetti-scultura come le grandi ed enigmatiche caffettiere-personaggio (i Single e i Song), collage, opere in valigia, e ancora scatole e teche contenenti piccoli oggetti, piccoli animali, lettere, poesie, elenchi, riuniti per costruire un singolare Abecedario (opera realizzata un paio di anni prima della morte) con precisione da entomologo e sensibilità d’artista.
E ancora città e paesaggi urbani miniaturizzati, racchiusi in piccoli quadri scatola. Micro-visioni, come le definisce Palestini, che giocano con lo sguardo dello spettatore, sfidandolo, ad esempio, a intuire e ricostruire il racconto e le fattezze di volti negli assemblaggi di materiali disparati di “20 pezzi facili” del 1994, bricolage di quelle piccole cose effimere (mattoncini Lego, bastoncini dello shangai, ruotine, pezzi di serratura, biglie e così via) che gonfiavano le tasche dei monelli. «Le cose vivono nell’ombra. Approfittando della pausa degli altri, del loro ritardo, della loro percezione distratta o stupidamente funzionale e avida di senso, il raggio luminoso dell’intelligenza scruta le cose che “vivono all’ombra delle sorelle ammirate”» scriveva infatti Antonio Marchetti nel suo saggio su Alberto Savinio edito da Pendragon nel 2000.
Una delle tante pubblicazioni dell’artista pescarese (da tempo residente a Rimini dopo parentesi a Fermo e Ravenna), che è stato autore anche di racconti e romanzi brevi, album d’arte, e negli anni Ottanta della raffinata rivista Stilo. Orari di visita: dal martedì al venerdì 10-13 e 16-19, sabato 16-19 (lunedì chiuso); ingresso libero; info 0861324602. Organizza l’associazione culturale Naca Arte col sostegno della Fondazione Tercas.
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