Orlando in scena con la storia di Momò e di Madame Rose

L’attore dirige se stesso nel pluripremiato monologo “La vita davanti a sè”: spettacolo nella Parigi multietinica proposto dal Tsa in due repliche all’Aquila
L’AQUILA. Silvio Orlando prende per mano lo spettatore e lo conduce dentro le pagine del romanzo “La vie devant soi” di Romain Gary con la leggerezza e l’ironia di Momò, il piccolo protagonista, nella riduzione teatrale che lo stesso attore ha scritto e diretto, ovvero lo spettacolo “La vita davanti a sé” – traduzione Giovanni Bagliolo – che va in scena per la stagione aquilana del Tsa al Ridotto del Comunale dell’Aquila, domani, 21 aprile, alle ore 21, e in replica pomeridiana sabato 22 alle ore 17.30, accompagnato dalle note dell’Ensemble dell’Orchestra Terra Madre – Simone Campa, Daniele Mutino, Kaw Sissoko e Diego Mascherpa – e la direzione di Simone Campa.
“La vita davanti a sé”, premio Le Maschere del Teatro Italiano 2022 – Miglior monologo, è dunque la storia di Momò, bimbo arabo di 10 anni che vive nel quartiere multietnico parigino di Belleville – quello colorato e affollato in cui Daniel Pennac ambienta la saga di Benjamin Malaussène – nella pensione di Madame Rosa, anziana ex prostituta che sbarca il lunario prendendosi cura degli «incidenti sul lavoro» delle colleghe più giovani. Una storia commovente e attualissima che racconta di vite sgangherate che vanno alla rovescia, ma anche di un’improbabile storia d’amore toccata dalla grazia. Silvio Orlando si “muove” agile e incantato nei panni di Momò e nel suo dramma, diventando con naturalezza quel bambino.
«Un autentico capolavoro “per tutti” dove la commozione e il divertimento si inseguono senza respiro», si legge nelle note di presentazione dello spettacolo. Inutile dire che il genio di Gary ha anticipato senza facili ideologie e sbrigative soluzioni il tema dei temi della contemporaneità: la convivenza tra culture religioni e stili di vita diversi. Il mondo ci appare improvvisamente piccolo claustrofobico in deficit di ossigeno. I flussi migratori si innestano su una crisi economica che soprattutto in Europa sembra diventata strutturale, generando e rigenerando nuove e antiche paure soprattutto nei ceti popolari, i meno garantiti. «Se questo è il quadro quale funzione può e deve avere il teatro? Non certo indicare vie e soluzioni che ad oggi nessuno è in grado di fornire», continuano le note, «ma una volta di più raccontare storie emozionanti, divertenti, chiamare per nome individui che appaiono massa indistinta e angosciante. Raccontare la storia di Momò e Madame Rosa, nel loro disperato abbraccio contro tutto e tutti, è necessario. Le ultime parole del romanzo di Gary dovrebbero essere una bussola in questi anni dove la compassione rischia di diventare un lusso: «Bisogna voler bene».