Ottavia Piccolo ad Avezzano «Racconto gli uomini in fuga»

L’attrice in scena al Teatro dei Marsi giovedì con lo spettacolo “Occident Express” «Visconti, Strehler, Villaggio e gli altri: così la recitazione è diventata la mia vita»
Un palco vuoto, con la musica dell’orchestra Multietnica di Arezzo e la voce di Ottavia Piccolo. Tutto questo sarà “Occident Express” quinto appuntamento della stagione di prosa al Teatro dei Marsi ad Avezzano curata da Lino Guanciale. Giovedì sera alle 21, la Piccolo salirà sul palco con un testo di Stefano Massini curato insieme a Enrico Fink. Artista poliedrica, la Piccolo darà la voce a una donna anziana di Mosul che nel 2015 si mise in fuga con la nipotina di 4 anni dall’Iraq fino al Baltico, per arrivare a Stoccolma. Nel 1959 Ottavia Piccolo è salita sul palcoscenico a soli 10 anni con Anna dei Miracoli e, subito dopo, è stata una delle figlie del Principe di Salina nel Gattopardo di Luchino Visconti.
Come ha costruito dopo queste due grandi occasioni la sua formazione?
Ero talmente piccola che ho continuato a lavorare e quello che ho imparato è stato frutto del mio lavoro. Non ho fatto scuole, ho continuato a recitare fino quando la recitazione è diventata il mio mestiere. Era poco più che un gioco per me, poi è diventata la mia vita. Mia madre aveva letto su un giornale di un'audizione a Roma per uno spettacolo. Siamo andate e mi hanno preso. Mi piaceva esibirmi e non mi ha creato traumi il palcoscenico. Ho fatto una tournée di 7 mesi. Dovevo andare in prima media ma ho saltato la scuola per un anno. Oggi una cosa del genere sarebbe impensabile perché il bambino non può lavorare più di 4 ore. Ho imparato guardando gli altri.
Ha avuto modo nella sua carriera di dividersi tra il cinema italiano e quello francese. Ha trovato delle analogie e delle differenze?
Mi sono trovata subito molto bene perché i francesi quando scelgono un attore di un'altra nazionalità lo sposano. Io piacevo e per questo ho fatto molte cose. Anche lì ho imparato facendo, anche perché non conoscevo il Francese. Loro non doppiano gli attori. Quindi, o parli o niente. Mi facevano fare sempre personaggi di origini italiane, così se l'accento non era perfetto non importava.
Nei tanti film e spettacoli che l'hanno vista protagonista ha collaborato con decine di artisti del calibro di Visconti, ma anche Paolo Villaggio, Renato Pozzetto e Aldo, Giovanni e Giacomo. C'è uno che artisticamente l'ha conquistata?
Ho tantissimi ricordi. Sono 58 anni che lavoro, e ho fatto sempre incontri importanti. Quelli con i registi sono sicuramente i più significativi. Penso a Visconti e Giorgio Strehler: ho imparato soprattutto da loro. Con i compagni di lavoro ho avuto sempre bellissimi rapporti. Villaggio lo incontrai in uno spettacolo che si chiamava "Il drago"; lui non era ancora Fantozzi. Quelle scene ce le raccontava la sera a cena e ci faceva morire dal ridere. Quando lo rividi per "L'avaro" ormai eravamo amici, ci volevamo bene, e lavorare insieme era un piacere. Con Aldo, Giovanni e Giacomo ho lavorato due giorni ma sono delle persone che seguivo da sempre. Trovo che siano dei comici che vanno al di là della risata. I loro film sono meno importanti però degli spettacoli teatrali.
David di Donatello, Nastro d'Argento e poi premi al Festival di Cannes: i riconoscimenti hanno avuto un ruolo decisivo nella sua voglia di andare avanti e rinnovarsi sempre?
Il nostro mestiere è molto difficile, quando si è giovani e si fanno incontri importanti, come è capitato a me, la tua storia professionale ti si srotola davanti giorno dopo giorno. In base soprattutto alle scelte che uno fa. E' chiaro che a 50 anni non aspetti più che ti chiamino, sei tu che promuovi testi nuovi e nuove collaborazioni. Mi sono andata a cercare cose diverse e questo negli ultimi anni ha cambiato il mio modo di affrontare il teatro. Ho scelto solo testi che riguardano il modo di affrontare la vita di oggi con le criticità che ci sono.
Ad Avezzano porterà Occident Express, cosa l'ha spinta a recitare in questo spettacolo?
Da 10 anni collaboro con Stefano Massini e quando mi ha fatto leggere questo testo ho pensato che era una storia necessaria da raccontare. Si parla molto di queste persone che si spostano a migliaia e molto spesso noi le consideriamo solo dei numeri, o solo un problema. I nostri nonni si sono spostati come loro. Bisogna capire che queste sono persone, non sono numeri, non sono soltanto dei problemi, ma hanno aspettative e voglia di vivere come noi.
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